Parigi, 24 lug – Alla Francia non bastava, evidentemente, aver destabilizzato la Libia sponsorizzando la caduta di Gheddafi e trasformando la fu Giamairia in un caos che neanche i migliori Balcani d’antan. Ora ci riprova: il presidente non è più Sarkozy, ma il tentativo di mettere le mani sulla nazione nordafricana è sempre lo stesso. Mentre l’Italia resta a guardare inerme.

Nella giornata di domani i due pretendenti alla carica di presidente della Libia – il generale Khalifa Haftar, che controlla l’area di Bengasi, e Fayez al-Sarraj, che invece governa sulla tripolitania – si ritroveranno a Parigi per dei colloqui formali sul futuro del debole governo di unità nazionale. La scelta della capitale francese non è casuale: Macron ha stretti contatti con il primo, ma in virtù della sua posizione in seno all’Ue (che ufficialmente sostiene al-Sarraj) può proporsi come ponte tra le forze in campo e tentare dunque la mediazione.

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I “due premier” della Libia: Fayez al-Sarraj e il generale Khalifa Haftar

Qualora i colloqui dovessero superare le diffidenze reciproche che avevano portato ad un nulla di fatto nel corso del primo tentativo, lo scorso 2 maggio ad Abu Dhabi, per Macron si tratterebbe di una vittoria diplomatica di tutto rispetto. Tanto più che dalla partita è stata esclusa l’Italia, un tempo interlocutore privilegiato della Libia ma di fatto tagliata fuori almeno politicamente: l’unico segno tangibile di un nostro interessamento, al di là della simbolica presenza dell’ambasciata, va sotto il nome di Eni, la quale è da anni in campo cercando un suo delicato equilibrio nell’area, spezzata tra le diverse fazioni che spesso coincidono con le decine di tribù ritornate in auge dopo la caduta del Raìs. La sola Eni – che in Libia cura interessi petroliferi miliardari, con valenza sia societaria che di strategia nazionale – non può però bastare senza un’idonea copertura politica alle spalle. Di questa “piccola” problematica, però, il ministro degli Esteri Angelino Alfano sembra non essersene accorto: dalla Farnesina, nonostante la sonora lezione/batosta che ci sta impartendo Macron, per ora tutto tace.

Nicola Mattei

 

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2 Commenti

  1. Alf-ano è troppo preso a salvarsi la poltrona per le prossime elezioni..Inoltre è troppo corto di cervello per avere le capacità richieste in simili situazioni….

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