Roma, 13 set – Quando cade un regime e viene scalzato da un nuovo assetto di potere, un ricambio dell’immaginario simbolico, anche violento, è spesso inevitabile. Non è giusto, non è sano, ma va così: chi vince butta giù i simboli di chi c’era prima. Subito, però, non dopo 70 anni. Quando è caduto il fascismo, in Italia ci si è limitati a buttare giù i simboli più evidenti del regime: staccare qualche fascio dalle facciate dei palazzi, togliere le statue di Mussolini e poco più. Dopodiché, è apparso subito chiaro che la defascistizzazione simbolica dell’Italia sarebbe stata di fatto impossibile, dato che il fascismo aveva letteralmente fatto l’Italia. Anche nell’ultimo dei nostri piccoli centri, ovunque voi andiate troverete che l’edificio del comune, quello della posta, le fontane pubbliche, i tombini, insomma, tutto quello che rappresenta la carne viva dello Stato, reca l’indelebile impronta fascista.

È come se prima non fosse esistito nulla. Ma è soprattutto del dopo che si faticano a trovare testimonianze, se si eccettua qualche dinosauro spiaggiato di architettura post-razionalista nelle periferie delle nostre metropoli, tipo le Vele di Scampia. Settant’anni di nulla, in cui non si è creato nulla, non si è costruito nulla, non si è dato vita a nulla, non si è pensato nulla. Ora nel Pd si fa strada l’idea di un’abrasione della scritta “Mussolini Dux” sull’obelisco del Foro Italico. Il tutto mentre passa alla Camera una legge liberticida che vuole mandare in galera chi posti immagini del Duce sui social network. Verrebbe da dire che, un giorno forse non lontano, tutto questo si ritorcerà loro contro. Che un giorno saranno i loro simboli a essere distrutti, proibiti, dichiarati illegali. Ma, anche volendo, con chi ce la dovremmo prendere? Cosa hanno lasciato? Chi si ricorderà di loro anche solo tra una manciata di anni?

Per demolire le vestigia del Pd si potranno forse assaltare le filiali di Banca Etruria e poco più. Per il resto, il nulla. Il punto è proprio questo. Non è la protervia dei vincitori che fa rabbia, anche se, quando si manifesta dopo 70 anni, assomiglia molto di più alla paura di chi sa di aver dilapidato malamente la suddetta vittoria. Il punto è che, una volta che avranno fatto tabula rasa del passato, non avranno null’altro da proporre. Non c’è un ordine che ne sostituisce un altro, c’è il nulla che fagocita le rovine di un ordine passato. E lo stesso Fiano, che oggi sgomita per emergere come il distruttore del fascismo già distrutto, non ricaverà da questo suo attivismo liberticida e iconoclasta, alcuna notorietà futura. Agli occhi degli storici del futuro, tutto questo tornante storico apparirà come un gigantesco equivoco abitato da spiriti lillipuziani. Una nota a pie’ pagina di vergogna e imbarazzo.

Adriano Scianca

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  1. da aggiungere….tutto questo renderà -con il fascino del proibito- ogni cosa relativa al Ventennio molto più magnetica ed appetibile alle nuove generazioni,tanto di più considerando che la “alternativa” a sinistra, da centro sociale okkupato è di fatto al servizio di governo e prefetti (vedi immigrazione ma non solo); poi, come in Francia si è diffuso il “quenelle” saluto nazista nascosto,così in Italia basterà porre nel saluto romano la mano “a coltello” o con il simbolo delle tre dita (Germania docet) per aggirare il cretinismo ad effetto boomerang della Legge Fieno.PS sul web è possibile acquistare anche la fetente “chiave bulgara” che apre facillmente le serrature “a doppia mappa” e questi pensano davvero di impedire le vendite dei busti del Duce ?

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