Roma, 17 lug – Cosa combina la Open Society di George Soros in Italia? Per una volta sono loro stessi a dircelo, con un report pubblicato qualche settimana fa sul loro sito. Si tratta ovviamente di una versione addomesticata dell’operato di questa multinazionale della destabilizzazione, ma alcune ammissioni meritano di essere sottolineate. I numeri, intanto. Leggiamo: “La Open Society Foundations è una delle più grandi fondazioni private al mondo che supportano gruppi per i diritti umani, con un budget annuale di oltre 900 milioni di dollari. Nel 2017 le nostre donazioni per attività in Europa sono state di 65 milioni di dollari”. E in Italia? “I fondi della Open Society Foundations per i progetti in Italia ammontano a circa il 2,5% del totale dei finanziamenti assegnati in Europa nel 2016”, scrive il sito dell’organizzazione sorosiana. Un grafico rende le cifre più chiare: nel 2016 sono stati finanziati progetti per 2,1 milioni di dollari, sono stati dati fondi a 22 ong italiane, mentre parliamo di 12,8 milioni di dollari di finanziamenti in Italia dal 2008 a oggi.

Ma da quando Osf opera nel nostro Paese? “La Open Society Foundations ha iniziato a lavorare in Italia nel 2008. Il nostro lavoro ha incluso il supporto a battaglie legali conto la concentrazione della proprietà dei media da parte dell’amministrazione Berlusconi, e la riuscita impugnazione di legittimità della legislazione draconiana nei confronti delle minoranze Rom e Sinti in Italia”. Quindi – sorvolando sull’impegno in favore degli zingari – abbiamo una multinazionale privata, con sede all’estero, che è intervenuta per minare un legittimo governo italiano. Decisamente inquietante (e questo a prescindere dall’opinione che ciascuno può farsi sul rapporto tra Berlusconi e i media, che tuttavia rimane pur sempre un problema degli italiani).

Oltre a destabilizzare governi, Osf ha un’agenda piuttosto ricca di temi da imporre: “Negli anni successivi, l’obiettivo di combattere le discriminazioni nei confronti delle minoranze si è ampliato per affrontare la crescente sfida di garantire il trattamento umano dei migranti. Abbiamo supportato gruppi impegnati in una campagna per assicurare l’ingresso dei media ai centri di identificazione ed espulsione, e sostenuto gli sforzi per facilitare l’integrazione di nuovi migranti nella società italiana. Allo stesso tempo, abbiamo lavorato con gruppi impegnati in una serie di altre questioni: la riforma della politica sulle droghe, la protezione dei diritti dei gay e la promozione della partecipazione civica e giovanile”. Immigrati, droghe, gay: sembra l’agenda politica del Pd, della “Generazione Erasmus”, della “società civile” rappresentata dai vip di Twitter. Ora sappiamo chi è che l’ha scritta.

Roberto Derta

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