Le lacrime di Gerrard, la finale di Istanbul 2005 e la carica del capitano

gerrard1Roma, 12 apr – Sheffield, 15 aprile 1989, semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest, strage di Hillsborough, 96 morti.

In questo dramma, riconosciuto come la più grande tragedia del calcio inglese, persero la vita moltissimi giovani. Tra questi, un bambino di 10 anni: Jon-Paul Gilhooley.  «Io gioco per Jon-Paul» recita l’autobiografia di Steven Gerrard, capitano del Liverpool.  Jon-Paul era suo cugino.

Sempre in Gerrard: My Autobiography si può leggere: «È stata dura quando ho saputo che uno dei miei cugini aveva perso la vita, vedere la reazione della sua famiglia mi ha spinto a diventare il giocatore che sono oggi». Per comprendere la storia di questo campione inglese bisogna partire quindi da questa vicenda. Il suo legame con i Reds e con la Kop è un vincolo di sangue.

In quest’ottica vanno lette le lacrime di ieri pomeriggio dopo la vittoria del suo Liverpool contro il Manchester City. Nella giornata del ricordo della strage di Hillsborough i Reds hanno ottenuto un incredibile e importantissima vittoria contro i citizens, vittoria che ha lanciato la squadra di capitan Gerrard in vetta la classifica. E Gerrard a fine partita ha pianto scaricando mille emozioni. Il ricordo del piccolo cugino perso 25 anni prima. E un sogno che comincia a prendere forma: la conquista della Premier League.

Con la maglia del Liverpool Gerrard ha vinto due FA cup, tre coppe di lega, una Coppa Uefa, una Champions League. Ma mai la Premier. Per un giocatore che ha sempre rifiutato di cambiare squadra, che ha dedicato la sua carriera al Liverpool, vincere il campionato inglese sarebbe un sogno.

Per questo, a fine partita, dopo le lacrime, ha radunato la sua squadra in mezzo al campo e ha suonato la carica. Perché sa che la sua grinta e il suo esempio possono trascinare la sua squadra oltre ogni ostacolo. Come nel 2005 a Istanbul.

Pochi conoscono gli aneddoti di quella partita, di quei sei minuti che mandarono il Liverpool in paradiso e il Milan all’inferno. Alcuni hanno parlato di festeggiamenti anticipati da parte del Milan. Ma non fu così. Fu un altro l’episodio decisivo.

Al rientro negli spogliatoi Gerrard è sul lettino, il medico del Liverpool sta controllando la sua condizione: deve essere sostituito, non può rientrare in campo. Un’altra tegola per i Reds, già sotto di tre gol. Morale a livelli bassissimi. Benitez prepara il cambio. Nessuno crede nella rimonta. Ma Gerrard non ci sta. Non si vuole arrendere. Né ai suoi muscoli, né al Milan. Quando i suoi compagni di squadra sono nel tunnel che unisce spogliatoi e campo, Gerrard li raggiunge.

Benitez lo vede ma non capisce. Lui lo guarda, guarda la sua squadra e dice: «Io vado in campo. Non abbandono una finale di Champions League. Non ho paura dell’infortunio, voglio vincerla».

La carica del capitano viene recepita da tutti i giocatori del Liverpool. Il tifo della Kop, il ripetuto You’ll never walk alone fa il resto. Al 9′ della ripresa, cross di Riise dalla sinistra a centro area per Gerrard che di testa mette all’angolino alla sinistra di Dida: 3 a 1. Il capitano si gira verso il suo pubblico e chiede di aumentare il sostegno. Poi va a battere il cinque ai suoi compagni di squadra.

Nelle teste dei Reds è scattato qualcosa. Credono nell’impossibile. E parte la rimonta che porterà il Liverpool ad alzare il più prestigioso trofeo europeo.


Ieri, a fine partita, la storia si ripete: il capitano, trascinatore del Liverpool del III millennio, ha suonato la carica. C’è una Premier League da vincere. Walk on, walk on, with hope in your heart, Liverpool. «Come potrei pensare di lasciare Liverpool dopo una notte come questa?» disse Gerrard dopo la partita contro il Milan. You’ll never walk alone, Reds… Il capitano è al tuo fianco a suonare la carica.

Renato Montagnolo

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