Roma, 7 dic – Intendiamoci: la pizza napoletana è buonissima. E non dovremmo certo smettere di mangiarla per un malinteso concetto di “modernità”. La promozione del noto alimento mediterraneo a patrimonio dell’umanità, arrivata nella notte dal consiglio dell’Unesco riunito a Jeju, nella Corea del Sud, ha tuttavia un sapore agrodolce. Sarà forse per il momento storico in cui arriva, ovvero in pieno attacco alla nostra sovranità, in piena smobilitazione industriale, in pieno saccheggio delle nostre aziende strategiche, in pieno declassamento della nostra funzione nel mondo. Oppure sarà anche per la narrazione, come oggi va di moda dire, che accompagna questo traguardo, nella misura in cui l’Unesco afferma che “il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale”.

Insomma, mentre il resto del mondo ci fotte (e mentre ci fottiamo anche da soli, per carità, bando ai vittimismi e agli alibi), in compenso veniamo premiati per i pizzaioli che fanno roteare l’impasto e cantano canzoni con le rime in “cuore” e “amore”. L’Agenzia del farmaco vada pure ad Amsterdam, noi continuiamo pure a fare le pizze. Che è una cosa buona e giusta, ma che rischia di essere l’unica eccellenza che ci sia permessa. Alla Fiera internazionale del turismo di Berlino, svoltasi a marzo, è stato affermato che l’Italia è il Paese più fotografato al mondo, cosa peraltro confermata da Instagram, secondo cui l’hashtag #Italy non ha rivali. Del resto, stando alla piattaforma SightsMpa, creata da Google per misurare i luoghi più “immortalati” nel mondo, Roma è al secondo posto dopo New York e Firenze all’ottavo. Anche in tutto questo c’è molto di positivo: l’Italia è e sarà sempre una destinazione turistica di primo piano e, anzi, dovrebbe fare di più per mettere a sistema questa importante risorsa.

L’idea che il nostro sia però un Paese a esclusiva vocazione turistica, il posto in cui si mangia e si canta, il trastullo per i ricchi americani, per i ricchi tedeschi, per i ricchi russi o cinesi, è invece frutto di una visione caricaturale della nostra nazione che va assolutamente combattuta. E tutti questi primati, che arrivano proprio ora, mentre perdiamo terreno su tutte le cose che contano, sembrano davvero dei contentini al limite dell’umiliante.

Adriano Scianca

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