Roma, 16 apr – Neanche il vino ha sciolto le lingue di Salvini e Di Maio. Ieri, a Vinitaly, i due leader avrebbero dovuto incontrarsi e invece se ne sono guardati bene. In vino veritas, si dice. Ebbene, sia il capo della Lega che il capo dei 5 Stelle non si sono smossi dalle loro posizioni contrapposte. Niente brindisi (al governo), quindi.

Salvini ha ribadito che la forza politica che lui rappresenta è il centrodestra unito, Di Maio gli ha risposto che la sua coalizione tutta insieme (leggi con dentro Berlusconi) “è un danno al Paese”.

Il Cav dal canto suo ripete di continuo che serve un governo forte ed autorevole – la versione di Mattarella, quindi, con Forza Italia garante dei moderati assennati – ma un esecutivo siffatto è impossibile metterlo su con i grillini, che non conoscono “l’Abc della democrazia”.

Ancora, il leader della Lega non vuole governi delle larghe intese (non vuole il Pd, insomma). I dem, dal canto loro, per adesso si limitano a stare all’opposizione.

La crisi siriana sembra in qualche modo rientrata, almeno per ora. Ma il presidente della Repubblica non potrà né vorrà prendere tempo all’infinito. Le sue parole alla chiusura del secondo giro di consultazioni sono state nette: “Se i partiti non trovano un’intesa deciderò io per tutti”.

Certo, sul piano della politica estera, i 5 Stelle atlantisti sono come un Pd qualsiasi e quindi lontanissimi dalle posizioni filo-siriane e filo-russe di Salvini (e di pezzi importanti del centrodestra).

Di Maio, del resto, ieri ha rinnovato la sua offerta ai dem: “Voglio fare un appello al senso pratico di tutti, anche al Pd: non ci si può bloccare su logiche politiche”.

Il presidente della Repubblica – ora che l’urgenza dell’escalation in Siria si è placata – può puntare a maggior ragione a un governo “nella pienezza delle sue funzioni”, come ha ribadito al termine delle consultazioni.

Mattarella quindi potrebbe fare la sua mossa mercoledì, dopo che domani si sarà discusso della crisi in Siria.

Numeri alla mano – il centrodestra è la coalizione che ha preso più voti – il capo dello Stato potrebbe dare un incarico esplorativo a Salvini. Se il leader della Lega dovesse fallire, toccherà a Di Maio, a capo del partito più votato alle ultime elezioni. Ma se anche l’esplorazione del capo dei dei 5 Stelle non dovesse dare frutti, per Mattarella si spianerebbe la strada del governo istituzionale, con una figura “terza”. Tanto autorevole da mettere obtorto collo tutti d’accordo.

Gli analisti ritengono sia possibile anche una fase intermedia prima di approdare al governo istituzionale, ossia un mandato esplorativo al presidente della Camera e poi a quello del Senato.

In ogni caso, se Salvini e Di Maio dovessere fallire, si apriranno i giochi per quelle larghe intese che chiamano in causa anche il Pd. I dem renziani alla fine potrebbero essere l’ago della bilancia.

Adolfo Spezzaferro

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