Messina, 17 lug – Anche il Washington Post parla dell’Italia e del suo approccio al problema dell’immigrazione. Non affrontando le questioni politiche o intervistando leader di partiti. Ma realizzando un reportage, con tanto di video, da Messina dove da maggio sono stati organizzati corsi di nuoto per quegli immigrati che sono rimasti traumatizzati dalla traversata. Il tutto, ovviamente, è gratis e mira a far vincere agli immigrati la paura dell’acqua.

Si tratta di un progetto rivolto a una ventina di ragazzi adolescenti che vivono in un dormitorio presso la Basilica di Sant’Antonio a Messina. Ai ragazzi vengono insegnate le tecniche base di primo soccorso, salvataggio, nuoto e immersione. I destinatari del progetto sono immigrati giunti in Italia sui barconi partiti dalla Libia, tutti originari dell’Africa sub-sahariana. Qualcuno è del Gambia, e per imbarcarsi a Tripoli in balia degli scafisti ha attraversato Senegal, Mali, Burkina Faso, Niger, e infine il deserto libico. Qualcuno ha impiegato 19 mesi per arrivare. Molti degli adolescenti che partecipano al programma con le lezioni di nuoto hanno dichiarato di essere stati abusati da entrambi i lati del Mediterraneo.

Il Washington Post, nel suo reportage da Messina, dove si sofferma in particolare sulla realtà di questi corsi di nuoto che evidentemente hanno fatto notizia anche oltreoceano, sottolinea come gli adolescenti siano la categoria di profughi più vulnerabile che è arrivata in Italia e che sulle nostre coste quest’anno il 14% degli arrivi marittimi era fatto di minori non accompagnati. Moltissimi tra coloro che si imbarcano non sanno nuotare. Oggi qualcuno dei frequentatori di questi corsi dice al giornalista che realizza il reportage di sognare di diventare soccorritore, mentre altri confessano di voler diventare calciatori, in modo da guadagnare molti soldi e mandarli alla famiglia che vive in Africa.

Quella di Messina, però, non è una novità in Italia. Altri corsi di nuoto gratuiti per gli immigrati, infatti, sono stati organizzati già in passato anche in altre città italiane.

Anna Pedri

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