K2Roma, 22 apr – C’è molta Italia nel parco naturale più alto del mondo, quello del Karakorum in Pakistan, che comprende le pareti del Rakaposhi e del K2. Proprio la vetta del K2 venne scalata per la prima volta sessant’anni fa da un gruppo di scalatori italiani: Desio, Compagnoni, Lacedelli, Bonatti, Rey e l’anima di Puchoz, morto nell’impresa.

Un’impresa ovviamente dai tratti epici, come si addice alla conquista della seconda vetta più alta del mondo, e la più difficile da scalare, ma seguita da code polemiche che hanno marchiato la storia dell’alpinismo, mostrando quante facce può avere una montagna, e di quale durezza.

Proprio nella prima scalata del 1954, fu piantato il primo seme del parco del Karakorum, che oggi nasce dopo una gestazione molto lunga, grazie all’appoggio dell’Italia e dell’Associazione EvK2CNR, fondata da Desio.
Si trattò infatti di una conquista non solo alpinistica, ma anche scientifica, dal momento che furono condotti numerosi e importanti rilevamenti su tutta l’area del Baltoro.
Nel corso dei decenni è stato poi necessario mappare un territorio vastissimo, fotografare animali e piante, oltre ad interagire con oltre 100 villaggi inclusi nel territorio del parco, i quali per sopravvivere ne utilizzano le risorse naturali. Sono state quindi fissate regole norme e confini, riconoscendo diritti millenari e garantendo così la sostenibilità stessa del parco.

L’Italia ‘riconquista’ il K2 – dice il Presidente dell’EvK2CNR – il termine è di altri tempi e spiriti ma sta di certo a significare la passione, l’amore e la continuità che da cento anni contraddistingue il rapporto tra esploratori, scienziati, alpinisti italiani e queste montagne e genti”.

Simone Pellico

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