scoperta-dna-elicaModena, 2 mag. – Uno studio svolto da un gruppo di ricercatori italiani potrebbe segnare una svolta per la qualità della vita della popolazione anziana: il mitico e da sempre cercato elisir di lunga vita, o quello che più gli si avvicina, è da sempre dentro di noi, precisamente nel Dna mitocondriale, che deriva dai mitocondri, organelli deputati alla produzione di energia in ogni cellula dell’organismo.

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori, coordinati dal professor Andrea Cossarizza dell’Università di Modena e Reggio Emilia , in un arco di tempo dal 2006 al 2013, hanno raccolto il plasma e quantificato il Dna mitocondriale in esso presente di 831 soggetti sani di tutta Europa, di età compresa da uno a 104 anni, tra cui 429 individui appartenenti a coppie di fratelli o sorelle oltre i 90 anni. I dati raccolti hanno consentito di scoprire che con il processo di invecchiamento aumenta la quantità di Dna mitocondriale circolante nel plasma e, studiando le famiglie di persone molto anziane, che esiste anche un forte controllo genetico di questo livello.

I risultati, che verranno pubblicati sullo «European Journal of Immunology», hanno permesso di comprendere il ruolo del Dna mitocondriale circolante come causa dell’infiammazione cronica che si associa al processo di invecchiamento. Spiega Cossarizza «il Dna mitocondriale viene rilasciato nella circolazione quando una cellula muore e di conseguenza si rompe. Questo Dna ha una forma diversa dal Dna presente nel nucleo, dato che i mitocondri sono organelli derivati dalla fusione di cellule batteriche con cellule nucleate. Quando il sistema immunitario avverte la presenza di questo Dna, di derivazione “batterica”, innesca un’infiammazione che tende ad auto-mantenersi». Le cellule deputate alle difese immunitarie contro gli agenti patogeni, quando vengono a contatto con il Dna mitocondriale, sono anche in grado di produrre le molecole che prima innescano e poi mantengono i processi infiammatori, che sono associati all’invecchiamento stesso e sono riconosciuti come la base della teoria dell’«inflammaging», ovvero dell’infiammazione come causa fondamentale delle modificazioni della funzionalità dell’organismo associate all’età.

«Queste osservazioni – commenta Cossarizza – aprono nuove prospettive per comprendere molti fenomeni biologici legati all’invecchiamento e sviluppare e progredire le terapie destinate agli anziani».

Lo studio, svolto nell’ambito del progetto europeo «Eu-Geha» e finanziato in parte anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Vignola, ha visto coinvolti, oltre ai gruppi modenesi-reggiani, anche un team  dell’Università di Bologna e di Firenze insieme con il dipartimento di Patologia Clinica del Nuovo Ospedale S. Agostino-Estense di Baggiovara di Modena, il Cnr di Pisa e l’Istituto Superiore di Sanità di Roma.

Gaetano Saraniti

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