simeoneMadrid, 11 apr – Per tutti i profani, l’Atletico Madrid in semifinale di Champions League rappresenta sicuramente una grande sorpresa. Per gli appassionati del calcio spagnolo, probabilmente un po’ meno.

Chi ultimamente ha seguito la seconda squadra di Madrid ha imparato a conoscere il carattere dei colchoneros forgiati dall’italiano d’Argentina, da quel Diego Pablo Simeone che tanti ricordi ha lasciato nel campionato italiano.

Perché se è pretestuoso dire, come sostenuto da una giornalista Mediaset, che tutti gli allenatori delle semifinaliste della maggior competizione europea si sono formati in Italia – Mourinho è arrivato all’Inter dopo aver già raggiunto grandi successi e Guardiola in Italia c’è stato solo di passaggio – è sicuramente vero che le battaglie nei campi italiani rappresentano la maggior eredità del Cholo allenatore.

Nella sua tesi al Corso Master Uefa Pro, Hernan Jorge Crespo ha descritto il calcio italiano come un calcio opportunista, veloce, basato su rovesciamenti di fronte e sullo sfruttamento d’ogni minima possibilità, fondato su solidità ed estrema organizzazione tattica, incentrato sulla convinzione che sia necessario fare di tutto per ottenere la vittoria.

Caratteristiche, queste, facilmente individuabili nel calcio dell’Atletico Madrid di Simeone: nella sfida contro il Barcellona è stata impressionante la qualità della fase difensiva e il pressing asfissiante ai danni degli avversari, la solidità di una squadra intera pronta a collaborare per chiudere tutti gli spazi agli avversari e ripartire, dopo aver riconquistato palla, in azioni offensive rapide.
Simeone rappresenta il più moderno tra gli italiani, perché il suo Atletico Madrid non è una squadra catenacciara, ma una squadra organizzata sia in fase offensiva che difensiva, pragmatica, che fa del collettivo la propria forza e coniuga tecnica, aggressività, personalità ed equilibrio tattico.

Il calcio italiano, è risaputo, vive con l’ossessione della vittoria. Questa fame e volontà di ottenere successi caratterizzano il Cholo. Queste le sue dichiarazioni in un’intervista rilasciata a Sky mercoledì sera: «nello spogliatoio dopo la partita ho detto ai miei ragazzi non pensate, adesso non pensate a niente, andate a casa, mangiate, dormite e domani si riparte: non siamo una squadra nata per pensare a quello che stiamo facendo, siamo nati per lottare».

Un ulteriore aspetto italiano, ma questo ormai forse un po’ più argentino, è rappresentato sicuramente dalla fede. E per fede non ci si riferisce solo al crocefisso che porta al collo, ma a quella fede che sposta le montagne – per dirla col Vangelo di Marco -, a quella fede in un’idea che permette di realizzare cose straordinarie.

Riprendendo sempre le sue parole: «I ragazzi credono in quello che fanno. E nella vita è fondamentale credere».

Non c’è che dire, l’italiano d’Argentina crede sin dall’inizio nell’impossibile.

A oggi si trova primo nella Liga e nella semifinale di Champions League.

Oggi la garra del Cholo sta convincendo anche i più scettici. E in tanti ora ci credono.

Renato Montagnolo

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