“M’illumino di meno”: allucinazioni ambientaliste e la necessità di un nuovo paradigma

fotog m'illumino di menoRoma, 5 mar – Si è appena consumata l’ennesima celebrazione dell’oramai sacrale rito ambientalista del “M’illumino di meno” con il quale i bambini vengono indottrinati sin dalla più tenera infanzia a considerare se stessi delle vongole attaccate allo scoglio in attesa di un’onda che le porterà via. Le maestrine che poco lavorano e meno ancora insegnano hanno ridotto intere classi ad una intera giornata di buio, con il solo conforto di candele e consimili amenità vintage da “bel mondo antico”. Immaginiamo la felicità degli oculisti italiani, anche perché pare che i bambini siano addirittura stati mobilitati per portare in casa il verbo di Malthus, coinvolgendo anche i genitori. Chi ha letto Orwell, ricorderà l’agghiacciante episodio del funzionario del partito esterno denunciato dai suoi stessi figli alla psicopolizia. I bambini sono manipolabili, e quindi potenzialmente tremendi esecutori delle direttive del Grande Fratello verde.

Vedendo i ceri accesi, ci siamo domandati per quale altra ragione si debba indottrinare i bambini a una nostalgia di tempi in cui il fumo delle candele, dei camini a legna e delle caldaie a carbone causava diffuse malattie respiratorie. Certamente, i tortellini “non sono più quelli di una volta”, ma è anche vero che la mortalità infantile è praticamente azzerata, mentre una volta era necessario fare almeno 5 o 6 figli se volevi avere la sicurezza di mandarne avanti due o tre. Questo le maestrine cattocomuniste sindacalizzate dalla Cgil l’hanno spiegato ai marmocchi? Inutile ricordare per l’ennesima volta che in realtà è lo sviluppo tecno-scientifico la chiave per aumentare l’efficienza dei processi produttivi e quindi risparmiare risorse rare, e quindi è il caso di puntare un pochino di più sugli investimenti di lungo periodo piuttosto che sulle menate di un pastore anglicano morto da secoli, e dei suoi seguaci contemporanei ben annidati negli uffici delle organizzazioni transnazionali a svolgere attività inintelleggibili e percepire stipendi viceversa molto concreti. Da notare che, viceversa, il resto del mondo questa strada, pur fra mille contraddizioni, la sta percorrendo.

In occasione della visita della delegazione guidata dal Presidente della Repubblica Mattarella in Cina dal 21 al 26 febbraio, il presidente cinese Xi Jinping ha invitato l’Italia a partecipare al vertice del 14-15 maggio su “Una Cintura e una Via: Cooperazione per la Prosperità Comune”, a Pechino. Sono stati firmati accordi per cinque miliardi di dollari, i più interessanti dei quali sono certamente la partecipazione italiana al programma spaziale cinese, e in particolare agli esperimenti sulla permanenza a lungo nello spazio, nella stazione orbitante cinese a partire dal 2022. Ovviamente si tratta di una ottima notizia, ma l’entità delle cifre stanziate è sostanzialmente ridicola, e dimostra che la politica italiana non è ancora pronta ad un cambio di mentalità così radicale. Nell’Ue è impossibile per un governo accedere alle risorse necessarie a fare questi imponenti investimenti e, quando ci si rivolge a potenze esterne, c’è sempre il rischio che la Commissione si muova per bloccare il tutto, come successo in Ungheria. Non bisogna stupire se la Cina sta sostanzialmente conquistando il mondo.

Anche in Africa, nella sola Nigeria i progetti finanziati dalla Cina, in corso, pianificati e futuri, ammontano a 85 miliardi di dollari. Il più straordinario è l’avvio dello studio di pre-fattibilità dell’idea di Transaqua, l’infrastruttura ideata da italiani che permetterebbe il trasferimento idrico e quindi il ripristino del Lago Ciad, oltre a una idrovia commerciale, produzione di energia elettrica e sviluppo agricolo. Non da ultimo ricordiamo la promessa elettorale di Trump di investire 1 trilione di dollari solo per gli interventi urgenti nel marcescente sistema infrastrutturale statunitense.

Tutto questo per poter dire una cosa soltanto: se il cristianesimo ha avuto qualcosa di positivo, questo è stato il suo radicale antropocentrismo, che ha spazzato via alcune illusioni panteistiche che comunque permanevano, per interposto ellenismo, nella civiltà classica (che poi ha finito per distruggere). Oggi abbiamo il dovere morale di reinterpretare quell’antropocentrismo in senso schiettamente mobilitante, se necessario sacrale e religioso, il che non necessita minimamente di pretaglia e consimili eunuchi dell’anima. Mazzini lo diceva esplicitamente: Dio è Dio, e l’umanità è il suo profeta. Non va letto, ovviamente, in senso letteralistico, ma essenzialmente in senso esortativo: dobbiamo riprendere a credere in noi stessi come forza dell’ordine contrapposto al caos naturale, ed imbrigliare così le potenze dell’universo verso lo scopo di civilizzazione e redenzione dello spazio che ci siamo dati fin da quando ci siamo eretti sulle nostre gambe. Se Dio esiste, allora l’umanità è il suo profeta. Se non esiste, allora ce ne faremo uno a nostra immagine e somiglianza che esalti l’uomo in quanto tale, e non lo riduca ad un bruto spaventato dal buio e dai fulmini, come le maestrine del “M’illumino di meno” vorrebbero ridurci tutti.


Matteo Rovatti

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Una risposta a “M’illumino di meno”: allucinazioni ambientaliste e la necessità di un nuovo paradigma

  1. sonny 5 marzo 2017 a 16:52

    Allora l’imprecazione “per tutti gli Dei”. oltre che essere obsoleta è falsa come una moneta da 310 euro!
    “Se non esiste, allora ce ne faremo uno a nostra immagine e somiglianza che esalti l’uomo in quanto tale, e non lo riduca ad un bruto spaventato dal buio e dai fulmini”.
    Ma la religione che esalta l’uomo, in quanto superiore a qualsiasi Dio inventato dalle nostre paure ataviche, esiste già, ed è
    il Buddhismo, la religione dell’uomo, e la sua massima evoluzione ed espressione è lo Zen.

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