268Parigi, 5 mag – Il linguista francese Eñaut (Arnaud) Etchamendy, in uno studio recente ha ipotizzato che anche la lingua basca faccia capo al ceppo comune di lingue indoeuropee che caratterizza la maggior parte delle lingue in Europa.

La sua tesi, del tutto unica e singolare, si pone in contraddizione con quanto sostenuto dalla comunità scientifica. Le lingue di origine indoeuropea oggi sono circa 400 e sono parlate da tre miliardi di persone in ogni continente: dalle lingue romanze (italiano, francese, spagnolo, rumeno) a quelle slave passando per quelle di origine germanica (inglese, tedesco, lingue scandinave) e indo-iraniche, tutte accomunate dalla stessa affinità linguistica ancestrale. Fanno eccezione – in Europa – il ceppo ugro-finnico e, appunto, il basco, lingua parlata dalla minoranza etnica/culturale che vive tra la Spagna e la Francia a cavallo dei Pirenei occidentali.

L’origine del ceppo primigenio della lingua indoeuropea è ancora molto dibattuta in seno alla comunità scientifica. Esistono difatti due teorie principali: la prima vorrebbe la nascita di questa lingua nelle steppe Pontico-Caspiche all’incirca 6000 anni fa, la seconda ritiene che la lingua si sarebbe diffusa a partire dall’Anatolia con la migrazione degli allevatori/agricoltori tra i 9500 e gli 8000 anni fa.

Secondo lo studioso francese, autore nel 2007 di una tesi di dottorato in linguistica sulle connessioni tra le lingue indoeuropee ed il basco presso l’Université de Pau et des pays de l’Adour, l’analisi fatta sinora della lingua basca e le sue descrizioni tradizionali presentano delle considerevoli lacune: il fondamento della sintassi della lingua madre sarebbe la sintassi ergativa, ovvero la peculiarità dell’antica lingua basca che è ancora vivente nell’euskera. Tracce di questo passato si possono ritrovare nel francese del XIII secolo e in alcune forme odierne come in alcuni nomi propri.

Il dottor Etchamendy ricorda che la misteriosa lingua micenea, la forma più antica di greco arcaico, è stata svelata da un ricercatore tramite le lenti del greco classico che ha così potuto mettere in evidenza come questa fosse una sorta di proto-greco. Allo stesso modo il basco cela, secondo le sue analisi, numerosi elementi di proto-indoeuropeo.

“Sono effettivamente il solo linguista ad aver avanzato questa tesi – continua Etchamendy e sono il solo ad aver tentato una effettiva comparazione tra il basco e le lingue indoeuropee con l’aiuto degli strumenti forniti dai più eminenti linguisti del XX secolo come Antoine Meillet, Emile Benveniste, Pierre Chantraine, André Martinet, Claude Tchekhoff”.

Sempre secondo l’autore di questa ricerca, supportato dagli studi dello storico Jean-Paul Demoule, la tesi che una stirpe di invincibili conquistatori calati in Europa dall’est, progenitori del gruppo germanico, avrebbe cancellato tutti gli idiomi preesistenti escluso, appunto, il basco, è una storia che non resiste alla moderna analisi archeologica.

Paolo Mauri

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Paolo Mauri
Nato a Milano, classe 1978. Laurea in Geologia. Dopo aver lavorato qualche anno nel campo della moda nella capitale meneghina, ha deciso di approfondire quella che è sempre stata la sua grande passione, essendo da sempre stato in contatto con gli ambienti militari a più livelli, non da ultimo anche per merito del servizio di leva: l'ars militaria nelle sue varie forme, dalle strategie alle armi. Questa, connessa all'altra sua grande passione per la storia moderna e contemporanea, e unita ai suoi studi geologici, gli ha permesso di occuparsi di geopolitica per Il Primato Nazionale sin dal 2014. Attualmente scrive anche per Tradizione Militare, periodico dell'Associazione Nazionale Ufficiali Provenienti dal Servizio Attivo.

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