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Epicentro del sisma (foto INGV)

Santiago del Cile, 17 set – Nella notte scorsa alle 19:54 locali (le 00:54 in Italia) una forte scossa di terremoto ha colpito la regione di Valpariso in Cile. L’epicentro del sisma, di magnitudo 8,3 a 25km di profondità, è stato localizzato lungo la costa a circa 229 km a nord della capitale Santiago e 46 km a ovest della città di Illapel.

Il NOAA ha diramato un allerta tsunami, ancora in corso, per il Pacifico in cui si riferisce che sono state osservate onde di marea con un’ampiezza che va dai più di 3 metri per le coste del Cile (l’altezza massima registrata a Coquimbo è stata di 4,75m) sino a valori compresi tra 1-3 metri per la Polinesia Francese; in molte altre aree, dalle Hawaii sino al Giappone passando per il Messico, l’Alaska e la Nuova Zelanda le onde avranno un’ampiezza stimata compresa tra i 30 cm ed il metro.
In questo momento, ore 14:30 italiane, l’onda di tsunami dovrebbe raggiungere le coste della Nuova Zelanda arrivando in serata, tra le 22 e mezzanotte, sulle coste del Giappone.

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Carta dell’intensità percepita con scala Mercalli modificata (Foto USGS)

Le autorità cilene hanno evacuato circa un milione di persone a fronte dell’emergenza tsunami ma al momento, nonostante la forte scossa, tra le più violente nella storia del Cile, si registrano solo 8 morti. Questo grazie alle misure cautelative in ambito edilizio che sono state prese in un paese ad altissimo rischio sismico.

Il Cile si trova ai margini della cosiddetta “cintura di fuoco del Pacifico” (Pacific ring of fire), ovvero un anello che corre intorno all’oceano in cui è molto intensa l’attività sismica e vulcanica a causa del particolare assetto tettonico.
In particolare il Cile si trova lungo la zona di subduzione della Placca di Nazca al di sotto di quella Sud-Americana. Questa dinamica della crosta terrestre, oltre a generare i vulcani della cordigliera delle Ande, rende tutta l’area ad altissimo rischio sismico grazie all’alta velocità a cui si muove la Placca di Nazca (circa 80mm/anno).

Terremoti di tale intensità comunemente sono generati da strutture sismogeniche (faglie) molto grandi: si stima che quella che ha causato questo evento sia di circa 230×100 km (lunghezza x larghezza). Tali strutture sono particolarmente frequenti nell’area pacifica e lungo i margini di collisione continentale (come Nepal) e fortunatamente non sono caratteristiche della nostra penisola, benché il rischio sismico italiano sia comunque elevato.

Paolo Mauri

Ulteriori approfondimenti:
Come nasce un terremoto?

Come si misura un terremoto?

I terremoti più violenti della storia

 

 

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Paolo Mauri
Nato a Milano, classe 1978. Laurea in Geologia. Dopo aver lavorato qualche anno nel campo della moda nella capitale meneghina, ha deciso di approfondire quella che è sempre stata la sua grande passione, essendo da sempre stato in contatto con gli ambienti militari a più livelli, non da ultimo anche per merito del servizio di leva: l'ars militaria nelle sue varie forme, dalle strategie alle armi. Questa, connessa all'altra sua grande passione per la storia moderna e contemporanea, e unita ai suoi studi geologici, gli ha permesso di occuparsi di geopolitica per Il Primato Nazionale sin dal 2014. Attualmente scrive anche per Tradizione Militare, periodico dell'Associazione Nazionale Ufficiali Provenienti dal Servizio Attivo.

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