facebook censuraRoma, 30 apr – In un documento di recente pubblicazione, Facebook ammette apertamente ciò che già la stragrande maggioranza degli utenti già sapeva e si aspettava: ha usato il proprio social per manipolare l’opinione pubblica. Una notizia che non rientra tra le “fake news” ma che è ben nascosta dall’opinione pubblica, eppure questo documento, intitolato «Information Operations and Facebook», parla chiaro: la società di Mark Zuckerberg ha sospeso 30mila account perché sospettati di manipolazione delle campagne elettorali francesi e, soprattutto, americane. Il documento ammette quindi la presenza di attività sospette realizzate attraverso il noto social network che potrebbero avere avuto un ruolo nella manipolazione delle campagne elettorali prima citate, dunque queste attività sono state prontamente censurate alla base di un semplice sospetto.

A questo argomento è stato dedicato un intero capitolo denominato “False Amplifiers”, ovvero finti account creati per manipolare l’opinione pubblica “amplificando” e favoreggiando un determinato pensiero od opinione. Questo sarebbe successo nei famosi sondaggi che impazzano sulla rete, o nei commenti dei profili pubblici dei partiti ed esponenti politici, senza contare la diffusione di notizie e/o immagini false e manipolate, su cui il social network, insieme al colosso Google, ultimamente sta facendo una campagna contro le fake news.

Facebook tuttavia dichiara che “non ci risulta che nessun account esistente sia stato compromesso. Uno dei tentativi è stato però quello di utilizzare il social network per diffondere informazioni sottratte illegittimamente da altre fonti (come account e-mail) per colpire la reputazione di alcuni personaggi politici”. Su questo è lecito obiettare verificando il semplice riscontro con la realtà, visto che molti account di persone reali ed esistenti vengono puntualmente bannati, rimossi, censurati per la semplice condivisione di notizie o per la libera espressione della propria opinione contro un certo partito o candidato politico, o semplicemente perché “politicamente scorretto” e questo accade tanto per i profili personali, quanto per le pagine pubbliche. Il rischio è che, insieme alla censura della stampa al grido della lotta contro le “fake news”, si aggiunga anche la lotta contro i “fake account” che poi, in realtà, non risulterebbero tali, come non lo risultano tutte quelle notizie che vengono bollate “fake news” perché riportano una realtà scomoda.

Il problema è tanto più serio quando si va a constatare che i leader dei principali paesi si stanno mobilitando per contrastare l’opinione pubblica. È il caso della Germania che ha intenzione di sanzionare Facebook qualora questi non prenda provvedimenti contro le fake news e i fake account, una minaccia vera e propria che viene a formarsi proprio in un momento delicato che vede il noto movimento, bollato come “populista”, Alternative für Deutschland emergere tra l’egemonia dei due colossi, ovvero il partito socialista e il partito democratico, e che può puntare a conquistare seggi importanti nel parlamento tedesco, oltre che europeo.

Per quanto riguarda l’ Italia, invece, Laura Boldrini ha inviato pubblicamente una lettera a Zuckerberg per chiedere provvedimenti seri contro le “pagine fasciste” che, secondo la lista dell’Anpi, risulterebbero essere circa 2700, di cui 300 apologetiche e che sono tutte da chiudere, almeno per quanto riguarda il presidente della camera e secondo l’associazione dei partigiani. Ma tolte le pagine apologetiche – anche su quelle ci sarebbe da discutere riguardo la loro ingiusta rimozione – è curioso chiedersi su quale base si possono chiudere le restanti 2400, tra cui figurano addirittura pagine come “ASD Tivoli Calcio 1919”, quella del nostro direttore Adriano Scianca o, siamo nel paradosso, perfino Roberto Saviano.

Davide D’Anselmi

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