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Fasi principali dell’operazione di impianto del nuovo pene

Città del Capo, 15 giu – Tre anni fa, un giovane sudafricano subì l’amputazione del pene per una circoncisione eseguita male e la conseguente infezione. Un caso non rarissimo in quel paese, dal momento che alcune etnie, come gli Xhosa, praticano la circoncisione in età adulta e le scarse condizioni igieniche portano a circa 250 amputazioni ogni anno.

A dicembre dello scorso anno, presso il Tygerberg Hospital di Cape Town, lo stesso sfortunato giovane è stato sottoposto ad un delicatissimo intervento di microchirurgia durato 9 ore per l’impianto di un nuovo organo prelevato da un donatore deceduto, cui ne seguirà un altro in agosto per finalizzare il percorso terapeutico.

La notizia è che per la prima volta questo incredibile intervento ha avuto successo: già a metà marzo, infatti, il miracolato riacquisì le funzioni urinarie e sessuali. In questi giorni, la svolta clamorosa che non lascia più dubbi sulla funzionalità del pene trapiantato: il 21-enne diventerà padre, un lieto evento annunciato dagli stessi medici. La fidanzata del paziente, infatti, è incinta, dopo che i rapporti sessuali della coppia erano ricominciati dopo sole cinque settimane dallo straordinario intervento.

Pur tenendo presente il vecchio adagio per cui “Mater semper certa est, pater numquam”, non resta che credere a tanta ufficialità: “Il nostro obiettivo era quello di rendere il nuovo organo pienamente funzionale entro due anni e siamo molto sorpresi del suo recupero rapido”, hanno ammesso i medici. “Il paziente ora ha erezioni di buona qualità, eiacula e fa sesso di frequente con la sua compagna”, ha riferito Frank Graewe, responsabile di chirurgia plastica all’Università Stellenbosch. Dopo il primo trapianto di cuore eseguito decenni fa dal leggendario chirurgo Barnard, una nuova frontiera si apre grazie alla medicina sudafricana.

Abbiamo dimostrato che si può fare, possiamo dare a qualcuno un organo che ha la stessa funzionalità di quello che aveva precedentemente”, ha aggiunto Graewe, facendo un appello ai donatori perché è la carenza di organi il vero problema.

C’è da immaginare che se un tale intervento dovesse divenire pratica di routine, qualcuno nel nord e nell’est del mondo potrebbe dare un’occhiata alla mappa della distribuzione di certe innominabili dimensioni e farci un pensiero…

Francesco Meneguzzo

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