Torino, 4 lug – Per il neo eletto sindaco Chiara Appendino, la priorità di Torino è quella di ricoprire i manifesti del Gay Pride imbrattati con delle svastiche argentate. Come spiega sulla sua pagina ufficiale Facebook, la “sindaca” non ha potuto resistere al richiamo indignato del suo assessore “alle Famiglie”, Marco Alessandro Giusta, che fino all’altro ieri era il presidente dell’Arcigay torinese. E così a chi gli fa notare che forse i problemi più urgenti della città non siano questi, siano altri, lei ha ribattuto che “quei simboli sono molto di più di una buca o di un semaforo malfunzionante: sono una vergogna carica di odio e violenza. Simboli che rimandano a un passato che deve rimanere chiuso per sempre nei libri di storia”.

Il manifesto imbrattato con delle svastiche argentate fatte al contrario (piuttosto inusuale per dei “neonazisti”, qualche dubbio sull’autenticità dello sfregio sorge…) raffigurava un bambino avvolto in una coperta arcobaleno con la scritta “il Domani ci appartiene”. Al di là dell’infelice scelta di utilizzare come slogan del Gay Pride il motto del fu Fronte della Gioventù, lo scopo della propaganda è chiaro e punta dritto alle adozioni gay. Del resto la scelta del sindaco Appendino di fare assessore “Alle Famiglie” (notare l’utilizzo del plurale) il presidente dell’Arcigay parla da sola.

Abbastanza goffo anche il video in sé, con l’Appendino che dimostra di non aver fatto mezzora di militanza politica, non avendo la più pallida idea di come si tenga una scopa in mano. Ma il 5 Stelle si sa ha sempre fatto a meno di queste pratiche obsolete come l’affissione dei manifesti, la politica si fa in rete. Surreale alle orecchie di chi ancora non si vuole arrendere all’utilizzo della “neolingua dei diritti” suona l’appello dell’assessore Giusta: “Noi reputiamo che l’omofobia, la transfobia, la lesbofobia, la bifobia, il sessismo, la misoginia, siano dei residui di un’età che non vogliamo più vedere a Torino”. Per chi ancora avesse dubbi sulla natura sinistra del Movimento 5 Stelle ecco un’ulteriore dimostrazione, che ci lascia con nuovo interrogativo: ma che cazzo è la bifobia?

Davide Di Stefano

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3 Commenti

  1. Noto che l’ assessore Giusta si esprime (giustamente) come se, prima dell’ avvento del “messia” Appendino (ovvero fino all’ altro ieri) Torino fosse abitata (e dominata) da una schiera di Uruk-hai sanguinari.

  2. Io proporrei al sindaco un’altra fondamentale e irrimandabile questione: cancellare tutti i cazzetti, le fighe e le parolacce che imbrattano i muri e i bagni Torinesi, in quanto potrebbero urtate la scelta personale per il proprio orientamento sessuale! Così sì che Torino, l’Italia e il Mondo stesso, brutti retrogradi, omofobi, fascisti, diverrebbero certamente migliori!

    E, comunque, ma che cazzo è la bifobia?

    • Forse è una specie di “offerta speciale” delle Fobie : vale a dire, ponendo come presupposto di partenza (ed irrinunciabile) che ogni “fascista” è inevitabilmente afflitto da Fobie, se ne presenta ALMENO DUE (ad esempio : omofobo + lesbòfobo, oppure razzista + misogino, oppure razzista + omofobo, o ancora razzista + sessista, va da sè che le combinazioni possibili sono potenzialmente infinite) come le offerte del supermercato, acquisisce la denominazione di “Bìfobo”, che ne dite potrebbe essere una interpretazione?

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