italiani arrestati ThailandiaBangkok, 9 gen – Brutta avventura per due turisti italiani di 18 e 20 anni in Thailandia, arrestati dalla polizia per aver strappato delle bandiere nazionali. I due ragazzi di nome Ian e Tobias, stavano rientrando nel loro albergo a Krabi, nota località turistica, intorno alle 3.30 di sabato mattina, quando, in preda all’alcol, hanno pensato bene di strappare alcune bandiere thailandesi appese a un muro.

Sfortunatamente per loro, a riprendere la bravata c’erano alcune telecamere di sorveglianza; il video è stato diffuso rapidamente su Facebook e Youtube, diventato virale in poco tempo nel paese del sud est asiatico. Tantissime le visualizzazioni e migliaia i commenti indignati dei thailandesi, per i quali l’oltraggio alla bandiera e al Re sono considerati fatti di una gravità assoluta. Come detto oltre ad una grande quantità di insulti, per il gesto è costato ai due ragazzi un fermo da parte della polizia e il rischio di una condanna fino a due anni di galera.

Più probabile che i due se la cavino con una multa di 4mila Bath (circa 105 Euro) e con le scuse rilasciate attraverso un video che la polizia gli ha “permesso” di diffondere, in cui appunto spiegano che per loro quello era solo un atto vandalico visto che “in Italia la bandiera non è così importante”. Sempre nel loro messaggio di scuse (a mani giunte quasi in preghiera e con la testa bassa) Ian e Tobias affermano “eravamo molto, molto ubriachi. Amiamo la Thailandia, amiamo i thailandesi, ma non conoscevano la legge. Vogliamo chiedere scusa”. Dopo questa disavventura difficilmente incorreranno di nuovo in un errore simile, ma in generale per chi si reca in Thailandia è bene documentarsi sulle leggi locali in merito al vilipendio della bandiera e soprattutto per lesa maestà, per la quale si rischiano molti più anni di galera. Basti pensare che nel 2007 un turista svizzero rischiò di beccarsi 75 anni di carcere per aver imbrattato cinque manifesti con l’effige del Re. Le parole (e il gesto) dei nostri due connazionali sicuramente non danno lustro all’Italia, ma ben rappresentano quello che è il senso di appartenenza alla nostra nazione e ai suoi simboli oggi, soprattutto tra i più giovani. Ci meritiamo quindi di ricevere lezioni dai thailandesi su questioni come l’attacamento alla bandiera e alla patria.

Davide Romano

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11 Commenti

  1. in Thailandia la Monarchia ed il senso di appartenenza ad una unica comunità ha fatto si che quella Nazione non sia mai stata invasa o colonizzata da nessuno; notare bene, unico Paese libero in mezzo ad altri paesi comunisti del cazzo,come Vietnam, Birmania, Cambogia.

    Mi è capitato di assistere qualche anno fa ad un concerto rock dedicato ai Veterani (i Thai hanno combattutto con gli alleati Americani i comunisti del cazzo in Vietnam)…e l’affetto e la deferenza dimostrata dalle band e dai giovani verso questi vecchietti con la bustina da Vet in testa avevano un qualcosa di alieno e lontanissimo,pensando agli “ahhhh ACAB ahhh” nostrani da centro sociale o ad un Pietro Pelush che urlava “DISERTAAAAA…”

    perchè noi come Paese abbiamo purtroppo allevato dei “giovani” (parolona in questo caso..giovani sono stati un Carlo Fecia di Cossato 1908/1944 oppure un Ian Curtis 1956/1980; questi sono solo sparaseghe nati un ventanni fa) non solo incapaci di rispettare la nostra Bandiera Nazionale,ma nemmeno quella degli altri.

    Che tristezza.

  2. Siamo appena nella prima decade di gennaio eppure sono già numerose e fortissime le candidature al Coglion d’Oro 2017. Questa addirittura una nomination di coppia. Chapeau

  3. ian e tobias? Non sono nomi italiani. I soliti prodotti da telenovelas di basso livello. Ad ogni modo se li tengano e magari si becchino pure due frustate da chi ama la propria patria.

  4. In tutto il mondo rispettano la propria nazione e la propria bandiera. In Italia questo non è un dovere e neanche un obbligo. D’altronde tutto ciò rispecchia i nostri politici, i primi a comportarsi, godendo, contro la nostra, una volta, bellissima Italia.

  5. Gli inglesi dicono WHEN IN ROME DO AS THE ROMANS DO ossia uando sei in un`altra nazione rispetta le leggi locali ! non c`è rispetto di nulla in fondo una bandiera è il simbolo di un popolo !

  6. Gli inglesi dicono WHEN IN ROME DO AS THE ROMANS DO ossia uando sei in un`altra nazione rispetta le leggi locali ! non c`è rispetto di nulla in fondo una bandiera è il simbolo di un popolo !

  7. Anche a me è venuto in mente “a Roma occorre fare i Romani”, ma in Italiano. Anche perché gli Inglesi predicheranno anche bene, ma non mi risulta che razzolino di conseguenza.
    I due Italiani dovrebbero subire senza sconti le conseguenze dell’applicazione letterale e inflessibile delle leggi locali: là erano (e non mi risulta che alcuno ce li avesse portati con la forza), là hanno fatto quel che han fatto. La reazione spetta alla gente del posto e sarebbe opportuno che la cosa rimanesse di pertinenza dei privati coinvolti e della Nazione ove s’è svolta la vicenda. Il senso locale della giustizia locale è e deve rimanere, colà, La Giustizia. Guai a metterci becco.

    I fessi siamo noi, sul nostro territorio, con le pance rammollite delle nostre dirigenze e di coloro che da quelle dirigenze si son lasciati abbindolare.

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