The Young PopeMilano, 26 ott – Lasciamo perdere per un attimo il superfluo – gli ascolti, le polemiche, i Sorr-erotomani e il chiacchiericcio di fondo dei turisti “di passaggio” della fede o del Cinema – e concentriamoci sull’essenziale, il simbolo niceno della serialità televisiva contemporanea: Sorrentino è grande e Lenny Belardo è il suo Profeta.

Flash back. È il 3 settembre 2016 e dalla mostra del Cinema di Venezia si alzano in volo i canti gregoriani della stampa d’oltremanica: «Sorrentino ha fatto il suo intrigante Twin Peaks» (The Guardian), «Acido e perfidamente divertente» (The Times). Oggetto di venerazione è il nuovo feticcio di Paolo Sorrentinopluripremiato regista e premio Oscar per La grande bellezza – che, per la prima volta, abbandona il mezzo classico per dedicarsi alla forma cinematografica del terzo millennio: la serie Tv. Il risultato è The Young Pope, in onda dalla scorsa settimana su Sky Atlantic.

Una fiction di un regista italiano che narra le peripezie di un giovane Papa. Probabilmente la prima immagine che vi si sarà formata nella testa è quella di un incrocio tra un prete-detective in bicicletta e l’estasi di san Paolo Brosio. Ed in effetti, alla comparsa di quella Piazza San Pietro “troppo digital” o di quei colori così soavemente “petalosi”, pare davvero di trovarsi di fronte ad un prodotto made in Mamma Rai. Poi però arriva lui, Paolo Sorrentino in tutto il suo (divino) splendore. O meglio, dall’altare fa capolino il suo profeta: “Jep” Law, Papa Pio XIII, Lenny Belardo.

Tu vuo’ fa’ ll’americano, mericano, mericano. Sient’a mme chi t’ ‘o ffa fa’? Tu vuoi vivere alla moda, ma se bevi “cherry cola”, po’ te siente ‘e disturba’!  È così che di primo acchito si presenta il Pontefice. Vuole “fa l’americano”: per colazione beve coca-cola alla ciliegia. Sigarette (“e’ Ccamel”) sempre accese. Ray-ban al viso. Canguri come animali domestici. La classica pop(e) star. E già cominci ad immaginartelo affacciato a quel balcone, “cacando arcobaleni” come quell’Altro lì, in versione youngster. O almeno credi: tutto lascia presagire il peggio…finché Sorrentino, padre onnipotente e severo, beffa dei benpensanti, piomba dal cielo come un fulmine, ad oscurarti (o illuminarti) la giornata. Scariche elettrostatiche dalla radio (Maria): volevate Don Gallo? – sembra tuonare il regista – vi ho portato Goffredo di Buglione!

Entrano i “chierichetti”: ballerine,tweettatori, markettari. È questa la vostra chiesa? – ci chiede il prelato – Suor Mary (Diane Keaton) che indossa la “madonna” – quella pornografica di qualche giorno fa – o magari anche peggio: affaristi, doppiogiochisti, finanzieri e politici gattopardeschi – come Voiello (uno strepitoso Silvio Orlando). Se le cose stanno così, “non so se voi mi meritate“, risponde.

Proviamo allora nel silenzio oscuro del confessionale a chiedergli: e Dio? Che fine ha fatto Dio? Mistero della fede. “Io non credo in Dio” – risponde Belardo – poi più nulla. Silenzio, sorriso beffardo. “Scherzo!”. E così è lui a trasformarsi in Di(v)o. Invisibile – come Kubrick, come Banksy, come i Daft Punk – ma marmoreamente presente. “Vi siete dimenticati di Dio, non vi sarò mai vicino, non ho nulla da dire a chi nutre dubbi, siete voi che dovete provare che Dio non esiste”. Si chiude così l’omelia e la messa, nella perfezione circolare di questi due primi episodi.

Paolo Sorrentino, presentando lo show, ha dichiarato: “Una cosa l’ho capita. La domanda fondamentale non è: credi o non credi? Ce n’è una più decisiva: perché non si può fare a meno dell’esigenza di Dio?”. Chissà se alla fine di questa (prima) stagione riusciremo a trovarne degna risposta.

Annuntio vobis gaudium magnum: habemus capolavoro. The Young Pope.

Davide Trovato

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