Roma, 14 nov – Era solo un rumor, ora è ufficiale: Il Signore degli Anelli avrà una sua serie tv. Il colosso Amazon, da qualche mese sbarcato anche nel mondo delle piattaforme di serie tv in streaming e di fatto principale concorrente dell’altro colosso Netflix, ne ha appena acquisito i diritti dalla New Line Cinema della Warner Bros, ufficializzando la produzione di una serie basata proprio sul mondo creato dal genio di J.R.R. Tolkien e magnificamente trasportato su schermo nella trilogia di Peter Jackson del 2001-2003.

Il lancio della prima stagione – perché il progetto prevede più stagioni – è previsto per il 2020. Ancora non è chiaro su cosa si baserà la serie. Dalle prime dichiarazioni di Matt Galsor, portavoce del Tolkien Estate, la compagnia che detiene i diritti delle opere di Tolkien, sembra che l’idea degli Amazon Studios sia quella di “portare sullo schermo storie inesplorate e basate sugli scritti originali di J.R.R. Tolkien”. Difficile capire quali possano essere, visto che la produzione tolkieniana è immensa. La speranza dei fan è che finalmente possa prendere vita su schermo Il Silmarillion, l’epica saga che narra della creazione della Terra di Mezzo, della guerra divina contro Morgoth, il Signore dell’Oscurità di cui Sauron era il principale vassallo, dell’epopea dei primi Elfi, del sorgere dei primi Uomini, delle storie epiche e drammatiche di Fingolfin, di Beren e Luthien, di Eärendil il Beato, della caduta di Numenor, della creazione degli Anelli fino ad arrivare al primo scontro tra Isildur e Sauron che è poi l’antefatto da cui prende vita la trilogia del Signore degli Anelli. Ma il tutto potrebbe arricchirsi anche con il materiale raccolto nella serie di libri The History of Middle Earth (in Italia sono stati pubblicati solo i primi tre volumi, i famosi Racconti Perduti, Racconti Ritrovati e Racconti Incompiuti) che ampliano ancor più l’universo de Il Silmarillion e de Il Signore degli Anelli con appendici, cronologie, biografie di personaggi e molto altro. Anche se la paura che Amazon possa solo “prendere spunto” da qualche personaggio o qualche storia per deviare totalmente dal mondo tolkieniano originale e utilizzarlo solo perché “tira” resta ancora fortissima.

Già Lo Hobbit del 2012-2014 è risultato un progetto poco riuscito per l’evidente forzatura di voler trasformare in trilogia un libro che è grande meno di un terzo de Il Signore degli Anelli e che comunque non ne ha neanche lontanamente la densità narrativa. Gli annacquamenti inutili e le decompressioni narrative per raggiungere il minutaggio necessario hanno inevitabilmente rovinato quello che è sembrato a tutti una pura operazione di business per sfruttare e spremere fino all’osso i diritti sul mondo tolkieniano.

Amazon tra l’altro non è nuova a serie che solo apparentemente si basano su opere originali. Tolto il quasi capolavoro American Gods, tratto dall’omonimo romanzo di Neil Gaiman e interpretato da un Ian MacShane in forma smagliante e che ricalca del tutto fedelmente, almeno nella prima stagione, il libro originale, la piattaforma ha anche prodotto The Man in the High Castle, che è solamente basato sull’omonimo romanzo di Philip K. Dick da noi conosciuto come La Svastica sul Sole – la serie crea di fatto un universo totalmente nuovo prendendo spunto dai fatti del romanzo, ma resta comunque di altissimo livello – e soprattutto The Preacher, che snatura e storpia il bellissimo fumetto di Garth Ennis, distruggendo dalla prima puntata i sogni dei lettori che speravano in una trasposizione fedele di un prodotto quasi impubblicabile per le tematiche scandalose e a dir poco blasfeme che tratta.

Non resta che aspettare i primi dettagli in più per capire dove andrà a parare questo nuovo progetto. Per ora bisogna affidarsi alla speranza e alle parole di Sharon Tal Yguado, a capo dello sviluppo delle serie Amazon: “Siamo onorati di poter lavorare con Tolkien Estate and Trust, HarperCollins e New Line su un progetto così emozionante e siamo entusiasti di poter portare tutti i fan de Il Signore degli Anelli in un nuovo, epico viaggio nella Terra di Mezzo”.

Carlomanno Adinolfi

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