Amore-tossico-cover-vcd-frontRoma, 27 mag – E’ morto ieri pomeriggio, dopo una lunga malattia, il regista piemontese Claudio Caligari. Nato ad Arona, il 7 febbraio 1948, aveva appena terminato di montare il suo ultimo film Non essere cattivo, ambientato nella stessa periferia romana che il filmaker aveva più volte raccontato durante la sua carriera. I funerali avranno luogo a Roma giovedì 28 maggio alle ore 10:00, alla Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo.

Già attivo sul finire degli anni settanta con una serie di documentari incentrati sul fenomeno dell’eroina, e pur non essendo prolifico nella sua produzione filmica, ci lascia due piccole perle del cinema italiano: Amore Tossico e L’odore della notte.

Il primo, vero e proprio film culto degli anni ottanta, riuscì a rappresentare con crudezza ed iperrealismo il microcosmo della tossicodipendenza, raccontandolo dall’interno: come da tradizione neorealista, il cast era infatti interamente composto da attori non professionisti, di cui la maggior parte erano stati, o erano all’epoca delle riprese, tossicodipendenti. Ancora oggi la pellicola non trova eguali che possano reggerne il confronto in termini di intensità e profondità d’analisi, soprattutto considerando lo sguardo volutamente assente da moralismi che ne potessero inficiare l’effetto. Dal film emerge con forza devastante l’umanità di uomini e donne risucchiati dal vortice dell’eroina, e scatta una fotografia imperitura dell’animo umano dal punto di vista del “perdente”.

Tantissimi gli aneddoti ancora oggi in circolazione in rete su Amore Tossico: vale la pena ricordare che il film riuscì ad uscire nelle sale solo molto tempo dopo la sua realizzazione – a dire il vero in un numero particolarmente esiguo di copie, per cui sarà difficile anche negli anni a seguire reperire “legalmente” vhs. Ciononostante venne presentato nel 1983 al festival di Venezia e si aggiudicò il premio “De Sica”.

Ci vollero poi altri quindici anni prima di rivedere una nuova opera di Caligari, L’odore della notte. Anche questa comunque si rivelò pellicola scomoda e piccolo cult per gli amanti del regista. Il film infatti – adattamento della vicenda della banda dell’Arancia Meccanica, e piccolo manifesto d’amore per il cinema di Scorsese (che Caligari omaggia con due scene ispirate a Taxi Driver, ndr) – racconta, con quel tocco di realismo che lo caratterizzava, la resistenza all’opulenza di una certa borghesia italiana di un gruppo di delinquenti. Anche in questo caso la pellicola troverà diversi ostacoli alla distribuzione – e di certo la sequenza finale del furto in casa del politico democristiano non fu d’aiuto in questo – e rimase, e purtroppo ancora oggi rimane, celebre soltanto grazie al passaparola dei fan.

A noi non resta che rendergli omaggio – in attesa di vedere purtroppo postuma la sua ultima pellicola, e suggerendovi di reperire i suoi precedenti lavori – ricordando l’effetto di quella regia che, parafrasando la canzone di Battiato cantata dai due protagonisti di Amore Tossico prima di “bucarsi”, ti lascia e ti riprende come e quando vuole lei.

Davide Trovato

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