Brasile: non è qui la festa

brasilepiantoBelo Horizonte, 9 lug – La nazionale brasiliana esce dal Mondiale casalingo in modo eclatante, presa a pallonate dalla Germania che diventa la prima finalista del torneo.
Il Brasile ha retto pochi minuti, fino al primo calcio d’angolo, dove ogni squadra in campo ha recitato la sua parte: la Germania ha sfruttato il corner come da tradizione, mentre i difensori carioca perdevano la marcatura sugli avversari.
La prima sassata nella porta di Julio Cesar ha fatto crollare tutto il palazzo. L’equilibrio sottile su cui si muoveva la squadra verde-oro si è spezzato e la Seleçao è finita nella voragine della propria inconsistenza, portandosi dietro tutto il pubblico brasiliano.

5 a 0 dopo mezz’ora, con la Germania che sembrava giocare a porta vuota. 7 a 1 il risultato più che tennistico che impone un finale drammatico al film mondiale dei padroni di casa.
Sono venuti al pettine tutti i nodi evidenziati sin dalla prima partita contro la Croazia, vinta dal Brasile con il supporto dell’arbitro. La prestazione convincente contro la Colombia nei quarti può essere archiviata quindi come eccezione che conferma una regola: la squadra-non squadra brasiliana ha giocato male e non ha mai convinto, sin dal girone eliminatorio. E’ arrivata in semifinale, davanti al plotone d’esecuzione tedesco che ha sparato a raffica. Muller, Klose, Kroos, Khedira e Schurrle hanno danzato con gli anfibi sulle macerie delle ballerine di samba. Senza dimenticare che Klose, con il suo gol, di schiaffi al Brasile ne ha dati due. Oltre a fare un altro buco sulla zattera carioca, ha superato Ronaldo nella classifica dei migliori marcatori della fase finale di un Mondiale. Al Brasile è mancata l’organizzazione tattica: le ottime individualità non bastano per vincere una competizione mondiale. La Germania, d’altro canto, ha impressionato per l’attitudine al gioco e al sacrificio collettivo: grande partecipazione durante la manovra offensiva, grande organizzazione difensiva, pressing efficace.

Impressionanti, sotto questo aspetto, gli ultimi 15 minuti del primo tempo, con il risultato che sembrava quasi già archiviato: tutti gli uomini partecipavano alla fase di non possesso, garantendo grande solidità difensiva davanti al miglior portiere della competizione, Neuer.

Le metafore calcistiche, e non, si sprecano dopo questa partita. Il rigore e l’ordine tedesco che battono la sterile esuberanza carioca. I giocolieri che diventano solo burattini inerti una volta tagliati i fili. Le geometrie teutoniche che disintegrano le linee astratte di una nazionale senza identità. La ragione dei forti che vince contro il supporto emotivo e arbitrale dei più simpatici padroni di casa.
Con il gol della bandiera i brasiliani hanno evitato di dover passare ‘sotto il tavolo’, ma non sotto le Forche Caudine della propria gente. Dovranno spiegare l’inspiegabile, ovvero il peggior risultato di sempre della nazionale, che s’imprimerà come un anatema sulla pelle dei giocatori. Dovranno spiegare poi la totale assenza di reazione che non concede loro nemmeno l’onore delle armi. Scolari dovrà inoltre spiegare il suo ingaggio, uno dei più alti degli allenatori presenti al Mondiale. Qualche maligno diceva che lo pagassero al kilo. Ora diranno che lo pagano a gol preso

Simone Pellico

 

Print Friendly

Una risposta a Brasile: non è qui la festa

  1. Pingback: Brasile: non è qui la festa | aggregator

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.