Universal CupRoma, 8 apr – Agitare lo spettro del razzismo per continuare a giocare sporco? E’ ormai diventato uno sport nazionale. Andiamo con ordine. Nei giorni a cavallo di Pasqua, in Versilia (Toscana) si è disputato l’Universal Cup, torneo internazionale, quotato, ben organizzato. Il torneo era riservato ai bambini nati nel 2004, come limite massimo. Per essere ancora più chiari, si tratta dei bambini che frequentano la quinta elementare.

Il torneo è stato vinto dal Milan e, come tanti tornei giovanili, non avrebbe fatto clamore se non fosse intervenuto su twitter Mino Raiola. Avete capito bene, il procuratore di, tra i tanti, Ibrahimovic e Balotelli, che segue con grande attenzione un torneo di bambini di 10 anni. Lo stesso Mino Raiola che a suo tempo accusò Arrigo Sacchi di essere razzista: “Nel calcio italiano ci sono troppi ignoranti in posizioni di potere, per questo siamo nella merda. Mi vergogno di essere italiano quando sento Sacchi fare simili dichiarazioni”.

Anche in questo caso, Mino Raiola, non ha perso l’occasione per agitare lo spettro del razzismo. Questo il tweet del famoso procuratore: “Shock UniversalCup inc. Milan/PSG cl2004 genitori hanno fischiato ragazzi di colore. Sosteniamo i ragazzi i razzisti sono ignoranti e deboli”.

Strumentalizzare il razzismo per avere visibilità, è ormai diventato prassi nello sport. Dopo Raiola, anche il Milan con un comunicato stampa e attraverso le parole di Galliani ha denunciato il presunto episodio di razzismo.

Gli organizzatori, però, non sono rimasti in silenzio. Umberto Manella, organizzatore principale della manifestazione, intervistato da eurosport.com, ha dichiarato: “Tengo a precisare che la parola razzismo non è davvero pertinente in questo caso. Il Milan aveva 3-4 ragazzi di colore, in distinta segnati come classe 2004, che erano alti oltre 1 metro e 85 e sovrastavano fisicamente gli altri. La prima squadra che si è lamentata è stata il Prato, ma poi, a ruota tutte le squadre che giocavano contro il Milan. Ma non per il colore della pelle, quanto per la stazza fisica. Nella partita con il Psg, e io ero a bordo campo, i primi a fischiare erano i genitori di colore di alcuni ragazzi del Psg: ma ovviamente non protestavano per la razza, quanto per la prestanza fisica di 3-4 giocatori del Milan, che a quell’età, ovviamente, facevano la differenza. Non erano ululati, erano ‘buuuu’ e fischi. Vada a controllare: la polemica è partita da Facebook”.

C’è poco altro da aggiungere. Tornando alle dichiarazioni di Arrigo Sacchi, dopo pochi giorni, abbiamo cercato di spiegare quale erano state le motivazioni: “L’ex commissario tecnico della nazionale italiana, d’altronde, ha detto una cosa tanto chiara e giusta quanto non fraintendibile: il calcio italiano preferisce le scorciatoie. Secondo Arrigo Sacchi, infatti, i club italiani, invece di formare calciatori in casa, processo che necessita di investimenti e di lavoro quotidiano, preferiscono prelevare giocatori, in parte già formati, all’estero, spesso in Africa. Questo per un motivo semplice: i ragazzi africani, che hanno uno sviluppo precoce rispetto a quelli italiani e che sono fisicamente più prestanti, garantiscono risultati immediati”.

Le conclusioni, le lasciamo ai lettori.

Roberto Derta

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