maglia nera lazioRoma, 17 set – Paolo Di Canio nuovo allenatore dei biancocelesti? No, l’ex tecnico del Sunderland e commentatore del canale Fox Sport non è tornato nella capitale. La questione stavolta riguarda il giornale francese Le Monde e un suo giornalista, Abel Mestre, che ha tuonato contro la prima squadra di Roma, rispolverando l’etichetta di squadra fascista.

Ma perché tanto livore contro le Aquile capitoline? Semplice la questione ruota attorno ad una maglia, una maglia nera. Stasera a Dnipropetrovsk, i laziali sfideranno il Dnipro, che nella scorsa edizione dell’Europa League ha eliminato in semifinale il Napoli, con la casacca nera disegnata dalla Macron.

Sulla questione è intervenuto anche il responsabile del marketing biancoceleste Marco Canigiani: “Resto basito nel leggere ciò che ha scritto Le Monde. Utilizzare il colore nero era l’unico modo che avevamo per impiegare anche in Europa la maglia bandiera, perché la norma Uefa ci permetteva di realizzare un disegno del genere solo con la formula tono su tono”.

Mestre dopo aver messo in fila lo striscione per Arkan, la “fedina” di Di Canio e il saluto romano, presunto, di Stefan Radu non ci ha messo molto a definire la nuova mise laziale come squadrista. Poco importa che quella di cui parliamo sia la quarta maglia degli Aquilotti, oppure che in Champions League, nel freddo di Malmoe, il Psg abbia sfoggiato una divisa dello stesso colore, oppure che la Juventus, mentre trionfava a Manchester, indossasse i colori della notte: per Mestre la Lazio è fascista.

Del resto il giornalista francese ha il pallino della politica e segue da vicino le gesta del Front National, ma non disdegna soffermarsi sulle maglie da calcio. Tempo fa realizzò un reportage sulla maglietta gay-friendly del Rayo Vallecano. In quel caso il nero, adornato da una fascia arcobaleno trasversale, piacque alla penna d’oltralpe.

Lorenzo Cafarchio

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