Grande Sostituzione allo stadio: abbonamenti scontati per gli immigrati

tifosi fintiPontedera, 17 set – Nel 2010 la Triestina chiuse la propria curva per risparmiarne il costo di gestione e, al posto dei tifosi, mise un telone con le persone disegnate. La sensazione fu profonda, non solo nel mondo ‘ultras’, ma in tutti coloro che ne avvertirono il drammatico paradigma. Era la fine di un qualcosa, o la fredda evidenza che il ‘calcio della gente’, che stava già vivendo un lungo autunno, era scivolato nell’inverno.

Era chiaro che il pallone girava solo intorno ai soldi. Si evocarono i surreali cori registrati della Toyota Cup giapponese, il tifo in playback, e quanto accaduto al Mondiale in Giappone e Corea (un non senso geopolitico dettato solo dai moventi economici della FIFA) e nelle partite delle big europee in oriente: i tifosi prezzolati, gente raccattata e infilata allo stadio con la maglietta delle squadre in campo. Tifosi a comando, ammaestrati, sterilizzati. Nel novembre scorso in Qatar (che sta conquistando il mondo del calcio a suon di milioni), sono arrivati a pagare lavoratori immigrati (e super sfruttati) per riempire gli stadi.


A Pontedera, in provincia di Pisa, vogliono seguire questa strada: sostituire i tifosi con gli immigrati.  Deluso dai pochi incassi dello stadio, Gianfranco Donnini, uno dei due presidenti della squadra locale che milita in Lega Pro, ha lanciato l’idea di concedere agli immigrati abbonamenti super scontati. In coerenza con il dettato della “Grande Sostituzione” – che postula il rimpiazzamento a fini economici di un popolo con un altro – Donnini sogna di portare allo stadio gli extracomunitari di Pontedera, che rappresentano il 15% della popolazione.

Se il tifoso locale non va più allo stadio, non ci si interroga sulla cannibalizzazione che il mondo del calcio sta subendo da decenni, ma semplicemente si rimpiazza. Funziona come l’importazione di manodopera straniera per superare i ‘limiti’ di quella italiana: non si cambiano politiche del lavoro inique, ma si trova chi a quelle condizioni inique comunque lavorerebbe.

Il confronto con l’importazione di manodopera pare calzante per il Pontedera: Donnini infatti è un industriale nel settore della carpenteria metallica e meccanica, ed è proprio ai suoi lavoratori immigrati che ha chiesto una mano. “Ho dato incarico a un paio di miei operai di origine senegalese di compiere una sorta di sondaggio fra i loro connazionali – dice Donnini – per capire se da parte loro c’è la volontà di aderire. Se alla fine, riusciamo a richiamarne anche solo 200, per noi e per la città è già un bel guadagno, no?”. Il guadagno pare più per ‘loro’, che per la città, ma il presidente sa che in tema immigrazione ci si può nascondere facilmente dietro alla retorica buonista. Ed ecco che l’operazione economica viene ricoperta con le tinte color ‘integrazione’ e ‘inserimento sociale’, grazie al coro della giunta comunale di sinistra.

C’è infine un altro nobile movente che anima il presidente: smuovere gli extracomunitari dalle panchine di Pontedera. “Magari così alla domenica – chiosa Donnini – invece di trascorrere il tempo sulle panchine della città, possono venire allo stadio e tifare per noi”. Neotifoso, alzati e cammina.

Ettore Maltempo

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