Roma, 6 feb – Sbaglia, e anche parecchio, chi pensa che dentro al calcio italiano sia scoppiata la pace con i commissariamenti di Figc e Lega targati Giovanni Malagò, che ha preferito tenersi la gestione della rissosa componente delle 20 squadre di A, lasciando al fidatissimo Fabbricini la poltrona più alta della Federcalcio e relative riforme. Non immaginate quanto bruci a tutti quei dirigenti che stavano per eleggere Gravina, dopo il tentativo andato a vuoto di Lotito: abituati a tramare e comandare, vedono come il fumo negli occhi la presenza di un commissario. Per giunta ingombrante come Malagò.

IL RISCHIO SCISSIONE DALLA FIGC– Tra i più infastiditi, oltre al patron della Lazio c’è anche il presidente del Torino Urbano Cairo, che già pregustava una gestione “pilotata” del prodotto calcio, con l’ingresso in Lega dell’attuale commissioner spagnolo della Liga. Tra squadra di calcio, televisione e giornali è evidente il conflitto di interessi di Cairo. Che non si è certo arreso al commissariamento e sta provando a capire se c’è la possibilità di operare una storica scissione, creando una Lega di A privata, fuori dalla Federcalcio. Nei fatti sarebbe un atto rivoluzionario e molto pericoloso perché trasformerebbe del tutto uno sport popolare, della gente e delle famiglie, in un luogo per ogni tipo di contaminazione finanziaria. Il modello di riferimento è la Premier League inglese che, dal lontano 1992, dopo la scissione, opera praticamente in regime di dominio assoluto sulla Football Association e su tutte le componenti del movimento. Fino a 26 anni fa, la Lega delle squadre di massima serie in Inghilterra si chiamava First Division. Adesso Premier League, una realtà dove si sono buttati tutti gli squali dell’alta finanza mondiale, dai russi ai cinesi agli arabi, investendo si tanti capitali ma, di fatto, allontanando la gente dalla vera essenza del calcio. Il rischio pesante dunque si affaccia anche sul nostro calcio. Ma, realisticamente, è difficile che la Lega riesca a compattarsi per portare a termine uno strappo così deciso: Juventus, Inter, Roma e gli altri club alleati che sottotraccia hanno lavorato per il commissariamento, in cambio di garanzie, difficilmente cambieranno idea.

LA NAZIONALE DEGLI SNOB – Rumore e malcontento lo stanno provocando anche le prime mosse del commissario Figc Fabbricini e di Billy Costacurta, uno dei due commissari straordinari al quale è delegato il compito di lavorare sul prossimo allenatore della Nazionale (mentre per le prossime amichevoli degli azzurri è già stato designato, in via provvisoria, Gigi Di Biagio). Che, salvo clamorose sorprese, sarà Roberto Mancini. Con il rischio di ricostruire una nazionale e un Club Italia snob e fighetto, quindi il più lontano possibile dalla gente e dall’anima popolare del calcio, come sono nei fatti Mancini e il suo mentore Costacurta. Quest’ultimo, quando faceva il calciatore del Milan, era considerato uno snob all’ennesima potenza perché si presentava agli allenamenti con il Sole 24 ore sotto il braccio e teneva le distanze da un certo tipo di colleghi non proprio raffinati come lui. In merito, alcuni ricorderanno del cazzotto in faccia che si prese Costacurta da Edgar Davids, uno che ai giornali di alta finanza preferiva le risse da strada.

Sullo stesso piano di Costacurta c’è Mancini: uno snob nel vestire, nella cura della persona e nel tenere le distanze da calciatori e tifosi. Uno che ama rapportarsi solo con il mondo dei ricchi e dell’alta finanza. Cominciò ad allenare la Fiorentina con una deroga facendo infuriare l’Assoallenatori e grazie alla spinta di Cesare Geronzi, il potente banchiere romano che all’epoca, con la Banca di Roma deteneva il pacchetto azionario di maggioranza del club viola. Mancini si è candidato personalmente alla guida della Nazionale, attraverso le sue frequentazioni dei salotti romani e dei circoli più esclusivi della Capitale come l’Aniene, frequentata da Malagò. Se dopo il fallimento della mancata qualificazione in Russia si voleva riportare la Nazionale nel cuore della gente, l’opzione Costacurta-Mancini è il peggio in questo senso. Tra l’altro, l’ingenuità operativa di Fabbricini e del suo commissario hanno già creato qualche grattacapo ad Antonio Conte, quando avevano ammesso di lavorare al suo possibile arrivo, prevedendo di incontrarlo a Londra: peccato che Conte abbia un contratto col Chelsea fino al 2019, sia sul punto di essere esonerato a fine stagione, ma la mossa azzardata di incontrare altri interlocutori da tesserato, potrebbe costargli il licenziamento per giusta causa e la rinuncia agli 11 milioni di euro che guadagna ogni anno.

Paolo Bargiggia

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4 Commenti

  1. Ti prego cambia acconciatura e tagliati la barba. Un hipster è ridicolo già a vent’anni, alla tua età non ti si può guardare.

  2. Ricapitolando……mancini, costacurta, malago’ e altro…….queste dovrebbero essere le muse ispiratrici per il rilancio del calcio italico??? Al peggio non c’è fine…..mi correggo lotito e cairo forse ancora più dannosi…….ma dopo tavecchio e ventura che con la loro indegna insipienza ci hanno condotto al ridicolo , per ripartire si poteva cercare fra campioni e dirigenti del passato, personaggi degni e credibili…….forse sono troppo ottimista, vedremo……

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