Roma, 9 lug – A tenere legate l’ormai scomparso Pavia Calcio, Milan, Inter e Parma è un sottile filo rosso che parte dalla Cina fino ad arrivare nel calcio professionistico italiano con una valanga di milioni di euro da investire. Nei prossimi giorni sarà la volta del Parma: fresca di promozione nella serie cadetta, dovrebbe diventare cinese. La società Desports del presidente Jiang Lizhang arriverà a detenere inizialmente il 60% delle quote del club emiliano con l’intenzione di arrivare al massimo raggiungibile del 90%, poiché da statuto il 10% è dedicato all’azionariato popolare.

Le idee di Jiang sembrano chiare: riportare il Parma in serie A nel giro di cinque anni. Insomma, una storica compagine della cosiddetta “provincia” sembra destinata a tornare ai fasti di un tempo. Come si dice spesso, però, non è tutto oro ciò che luccica e salendo di pochi km più nord rispetto alla città ducale, nell’afosa Pavia, il tentativo cinese di sfondare nella già citata “provincia” del calcio italico evoca bruttissimi ricordi. Infatti il Pavia Calcio è stato il primo club professionistico italiano ad essere comprato dai cinesi, con la benedizione del sindaco della cittadina lombarda ed esponente del Pd, Massimo Depaoli. Nelle intenzioni del presidente Zhu e del suo vice Wang, che comprarono il club nel 2014 quando militava in LegaPro, il Pavia Calcio sarebbe arrivato addirittura in Europa nel giro di alcune stagioni, con tanto di nuovo stadio e creazione di una “academy” dove formare migliaia di tecnici, ovviamente in arrivo dall’Estremo Oriente. Risultato: pochi mesi fa il tribunale di Pavia ha dichiarato il fallimento del club.

Non ce ne vogliano i tifosi gialloblu, ma l’arrivo dei cinesi nella provincia, come abbiamo appena visto, non sempre porta vittorie. Loro, comunque, hanno già vinto seguendo il Parma anche nei campi più sconosciuti della Serie D.

Giacomo Bianchini

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