Philipp Lahm e Bastian Schweinsteiger
Philipp Lahm e Bastian Schweinsteiger

Stasera la semifinale di Champions League vedrà di fronte Real Madrid e Bayern Monaco.

C. Ronaldo contro Robben, Bale contro Ribery: una sfida senza dubbio eccellente dal punto di vista tecnico.

Nonostante ciò, gli occhi di osservatori più attenti noteranno la massiccia presenza di talenti cresciuti nei vivai delle due squadre.

Se infatti leggiamo con attenzione le rose delle due semifinaliste ci accorgiamo che sono composte rispettivamente da sei – Casillas, Jesè, Nacho, Arbeloa, Morata, Carvajal – e nove – Lahm, Schweinsteiger, Kroos, Badstuber, Contento, Müller, Alaba, Pierre-Emile Højbjerg, Weihrauch- giocatori cresciuti nei relativi settori giovanili.
Di questi nove giocatori, probabilmente, il Bayern Monaco ne schiererà almeno cinque sin dal primo minuto.

Questo dato deve assolutamente far riflettere gli addetti al lavoro in Italia: come già scritto in un precedente articolo (http://www.ilprimatonazionale.it/2014/03/25/flop-europeo-per-il-calcio-italiano-ripartiamo-dal-futurismo/), la crisi del calcio nostrano va principalmente individuata nella mancanza di investimenti e di programmazione nei settori giovanili.
Questo comporta il fatto che le prime quattro forze del campionato italiano utilizzino insieme meno giocatori (al massimo tre o quattro) provenienti dalle giovanili di quanto faccia da solo il Bayern Monaco in una semifinale di Champions League.

 

I motivi di questa differenza sono molteplici. Qualche giorno fa Paolo Maldini parlando di settori giovanili ha affermato:

«Per dare una filosofia al settore giovanile c’è bisogno di tempo e investimenti. Serve pazienza ed un piano almeno quinquennale. Per avere dei risultati il segreto è quello di abbinare gli investimenti per la prima squadra a quelli per il settore giovanile».

C’è, quindi, sicuramente una differenza quantitativa e qualitativa negli investimenti: mentre nei top club europei si sfiora il 10% del fatturato annuo, in Italia siamo sotto il 5%.

Ma soprattutto c’è una differenza nel modo di lavorare con i settori giovanili.

E. Bulgarelli, allenatore e autore di due testi sui settori giovanili, scrive a proposito di Real Madrid e Bayern Monaco: “lavorano come un grande e unico blocco, dai più piccoli fino ai grandi, le metodologie di allenamento e i progetti sono mirati per portare i giovani in prima squadra.

In quest’ottica la parola chiave è appunto pazienza”.

In un’intervista rilasciata a passioneinter.com sempre E. Bulgarelli afferma:

“il lavoro svolto all’estero rispetto a quello in Italia si discosta principalmente per due aspetti: in Europa si ha più pazienza di aspettare i risultati, intesi come crescita del ragazzo in vista della prima squadra e per la nazionale; tutti, inoltre, hanno una seconda squadra per completare il ciclo formativo del ragazzo prima di effettuare il grande salto nel mondo degli adulti”.

Per ottenere risultati importanti è indispensabile programmare a lungo termine, quindi. Prendendo come esempio la squadra bavarese, indicativo risulta essere un estratto in anteprima del libro in uscita in autunno Settori Giovanili d’Europa parte seconda di E. Bulgarelli:

Il Bayern Monaco è un esempio e un club rinomato in tutto il mondo non solo per i trofei conseguiti durante tutta la sua storia della prima squadra, ma anche per la gestione del settore giovanile. La grande forza di questo club sta nel lavoro continuo e instancabile da parte dello staff che da sempre ha cercato di inculcare nei ragazzi la consapevolezza di far parte di una grande famiglia. Le giovanili sono state profondamente cambiate nel 1995 e a capo di tutto ciò vi è una leggenda del calcio tedesco come Gerd Muller. Da quella data fare parte del Bayern Monaco è anche uno stile di vita. […] Un processo iniziato tanti anni fa che sta portando il club bavarese a raccogliere i frutti di un lavoro meticoloso con una programmazione a lungo termine. Perché per il Bayern Monaco il settore giovanile non è un costo, ma un investimento per il futuro.

Il progetto del Bayern Monaco, in poche parole, è quello di essere competitivi ad alti livelli mantenendo una forte identità di squadra e, nei limiti, territoriale. Un po’ in linea con il Barcellona, capace nell’ultimo decennio di ottenere risultati fantastici attraverso giocatori cresciuti nella Cantera. Le società italiane dovrebbero prendere spunto da chi sta dominando il calcio mondiale: non servono gli spot elettorali stile “scugnizzeria” delaurentiisiana, sono necessari investimenti, programmazione, lavoro e coraggio per creare un forte identità di squadra. E per tornare a vincere.

 

Renato Montagnolo

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1 commento

  1. […] La materia prima, i giocatori, hanno ovviamente un peso decisivo nei successi delle due squadre. Quindi, se l’Atletico Madrid vanta una miscela esplosiva di spagnoli e brasiliani e il Real Madrid un mix prevalentemente spagnolo e portoghese, se in queste squadre non è presente nemmeno un italiano, un motivo ci sarà pure. Questo motivo va ricercato, probabilmente, nella mancanza di lungimiranza. […]

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