cinaShanghai, 8 ago – Quel poco di credibilità che il campionato italiano ancora possedeva è stato definitivamente dilapidato con l’organizzazione in stile Filini della finale di Supercoppa italiana, appaltata ai cinesi e gestita come un laboratorio clandestino di borse Louis Vitton da 4 euro.

Alla fine ha vinto la Juventus, stendendo la Lazio con i gol di Mandzukic e Dybala, ma lo spettacolo globale è stato di un pressapochismo indecente, dentro e fuori dal campo.

Dal terreno di gioco lunare, maldestramente taroccato con erba posticcia appoggiata poco prima della gara, al vento monsonico che annunciava l’arrivo dell’uragano che nelle stesse ore stava devastando Taiwan.

Un contesto da scapoli-ammogliati, su cui la Lega calcio non ha avuto alcuna voce in capitolo ed è stata anzi umiliata quando ha provato a mandare i suoi specialisti agronomi per migliorare la situazione del terreno e che invece sono stati lasciati fuori dai cancelli dai tetragoni organizzatori cinesi.

I telespettatori, intanto, dovevano sorbirsi una regia ispirata a The Blair witch project e gestita da uno staff (sempre locale) visibilmente a digiuno delle minime regole dello sport che stava cercando di riprendere.

La Rai ha chiesto ripetutamente scusa ai telespettatori per i continui replay insensati trasmessi durante azioni salienti di gioco, per le zoomate realizzate a caso, per le riprese fatte da lontanissimo, per le telecamere che a volte sembravano cadere dalle mani degli operatori.

Perché tutto ciò? Semplice: per una paccata di soldi. Come se assegnare un trofeo ufficiale in un clima da sagra paesana non nuocesse alla credibilità e all’autorevolezza del nostro campionato, e quindi in prospettiva anche ai suoi guadagni futuri.

Ma di tutto questo non sembravano preoccuparsi i figuranti cinesi con le maglie delle due squadre presenti sulle tribune, che diligentemente applaudivano ed esultavano al momento convenuto (alla fine ci sono riusciti a depurare il calcio dagli ultras e il risultato è questa cosa qui…).

Tra poco, tuttavia, inizierà il campionato e si tornerà finalmente in patria. A quel punto, abbonati che hanno sborsato fior di quattrini si vedranno di tanto in tanto inibire l’ingresso allo stadio perché magari la giornata precedente qualcuno ha lanciato un paio di sfottò “territoriali”, mentre le nostre finali ufficiali le facciamo organizzare a quei campioni di tolleranza liberaldemocratica che sono i cinesi, i qatarioti e, a suo tempo, persino i libici. Buon calcio a tutti.

Adriano Scianca

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