Roma, 30 nov – Tra lunedì e martedì, la Conferenza dei Servizi darà finalmente l’ok per il tormentato progetto dello Stadio della Roma. Ma ovviamente la decisione si porterà dietro interminabili strascichi polemici. Nelle inchieste dello scorso febbraio avevamo già passato in rassegna dapprima il progetto mostruoso presentato sotto la giunta Marino, un eco-mostro di un milione di metri cubi che aveva fatto gridare i più all’allarme speculazione edilizia e che aveva sollevato non pochi dubbi sugli strani rapporti tra Parnasi, Unicredit e Pd, per poi dimostrare come il “ritocco” a ribasso del progetto da parte della giunta Raggi in nome della battaglia contro le speculazioni e contro il cemento fosse in realtà un grosso favore ai famigerati costruttori con un forte rinsaldamento dell’alleanza “calce e martello” che per anni ha devastato Roma. Ma ora che il progetto prende forma, appare chiaro che la situazione, se possibile, è ancora peggiore di quanto allora sospettato.

Come si sa il nodo principale dello Stadio riguarda le opere di pubblica utilità garantite dal privato come “compensazione” ai numerosi metri cubi di cemento che vengono concessi da Regione e Comune. Per dimezzare l’entità di cemento del progetto, la giunta Raggi aveva dimezzato anche le opere pubbliche a carico di Pallotta e soci, con il rischio tra l’altro di far saltare tutto proprio per aver fatto cadere il vincolo di pubblica utilità. A fare le spese della “lotta alle cubature” era stato in primis il prolungamento della metro C, definito esplicitamente “spreco” dalla giunta capitolina. Ma l’eco maggiore l’ha avuto il discorso sul famigerato Ponte di Traiano, un ponte che avrebbe dovuto collegare la A91, la Roma-Fiumicino, all’area di Tor di Valle all’altezza di Parco de Medici. Fin da subito la giunta Raggi, con l’ex assessore Berdini in testa, ha provato ad opporre un veto al progetto temendo che potesse entrare in “competizione”con l’altro ponte fortemente voluto dall’allora assessore all’urbanistica Paolo Berdini, ovvero il Ponte dei Congressi, che avrebbe collegato la A91 al viadotto della Magliana, all’Ostiense e alla via del Mare riunificate con un ingresso verso la Cristoforo Colombo. Per la giunta capitolina il Ponte dei Congressi, pagato con fondi pubblici, avrebbe dovuto essere l’unico ponte nuovo sul Tevere nonché unico snodo per permettere ai tifosi automobilisti di raggiungere lo Stadio. La riduzione della cubatura del progetto pertanto aveva definitivamente tagliato il Ponte di Traiano, pagato dai privati.
Un altro “taglio” di opere pubbliche ha riguardato l’ammontare di soldi investiti dai proponenti privati per potenziare la linea ferroviaria Roma-Lido, ridotto ora a 45 milioni di euro.

Alla fine, il nuovo progetto proposto dalla giunta è risultato fallimentare ad un’analisi approfondita di architetti e urbanisti così come alle simulazioni del traffico previsto durante una partita di cartello in orario di punta. Il potenziamento “depotenziato” della Roma-Lido non è sufficiente a trasformare in una vera e propria metropolitana su rotaia quella che viene definita da Pendolaria – il portale di Legambiente sulla mobilità – la peggiore ferrovia d’Italia: per garantire treni ogni 3-4 minuti in grado di trasportare e garantire afflusso e deflusso di circa 7000 tifosi ogni ora – questo il requisito necessario – andrebbero fatti lavori per circa 200 milioni di euro, ovvero più di quattro volte la cifra stanziata dai privati. E l’utilizzo del solo Ponte dei Congressi al posto del Ponte di Traiano porterebbe a una sicura congestione di entrambe le vie che portano in zona stadio, ovvero la via del Mare e la A91, senza considerare il fatto che il Ponte dei Congressi, non essendo vincolato alla costruzione dello stadio, sarebbe pronto più di 4 anni dopo l’inaugurazione del centro sportivo portando così il caos a livelli inimmaginabili per i primi anni di “servizio” del nuovo stadio.

Per le simulazioni e gli esperti tutto cambierebbe anche solo con il Ponte di Traiano, magari anche al posto dell’altro ponte, visto che il nuovo snodo permetterebbe un afflusso e deflusso molto più fluido senza creare tappi e ingorghi insostenibili. Ma la giunta Raggi a cedere sul Ponte dei Congressi proprio non ci sta. Ma chi è che difende così strenuamente il Ponte dei Congressi in Campidoglio? Ovviamente l’ex assessore Paolo Berdini, alfiere del progetto, ma anche il suo sostituto Luca Montuori, fortemente voluto dal vice sindaco Luca Bergamo anch’egli molto attaccato al ponte. E, ovviamente, Roberto Botta, Direttore del Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana di Roma. E uno strano filo rosso collega i difensori dello strano e oramai inutile ponte. Paolo Berdini, già collaboratore di Caltagirone nel progetto Tor Vergata del 2007 e in qualche modo legato al costruttore anche tramite l’associazione Italia Nostra, protagonista della battaglia anti-stadio, è vicino alla sinistra antagonista nonché antifascista dichiarato tanto da voler demolire Via dei Fori Imperiali solo per motivi politici, oltre ad essere un accanito difensore dei mostri di cemento delle periferie romane. Luca Montuori, con passato nel Pd così come il vicesindaco Luca Bergamo che ha sponsorizzato la sua candidatura, è fondatore dello studio di architettura 2tr, il cui progetto principale – il primo in evidenza sul suo sito – riguarda proprio l’abbattimento di Via dei Fori Imperiali. E Roberto Botta fu proprio dal 2007 dirigente dell’Unità Organizzativa Tecnica dell’ex circoscrizione VIII (attuale Municipio VI), zona in cui si erge la Tor Vergata dove ci fu la famosa collaborazione Berdini-Caltagirone. Insomma un vero e proprio legame tra antifascismo militante, ala “rossa” del Pd e signori del cemento, una sinergia resa ancora più forte dalla giunta Raggi che sembra oramai impossibile da scalzare.

E allora eccoci dunque alla soluzione geniale che sembra farsi sempre più strada. Per superare l’impasse generata dalla giunta Cinque Stelle che avrebbe creato non una “cattedrale del deserto” ma qualcosa di ancor peggiore per i romani, il governo e la regione a guida Pd, con un’abile mossa elettorale per poter (ri)mettere il cappello sul progetto, avrebbero deciso di sborsare 180 milioni per garantire il corretto potenziamento della Roma-Lido e altri 100 milioni, sempre di fondi pubblici, per portare a termine il Ponte di Traiano necessario per garantire l’afflusso allo stadio senza congestionare ulteriormente una città in cui il traffico caotico è già uno dei problemi più sentiti dai cittadini. Il tutto senza però toccare il Ponte dei Congressi. Insomma centinaia di milioni di soldi pubblici spesi alleggerendo le tasche dei costruttori, il tutto per salvare un altro progetto, sempre finanziato da soldi pubblici e dietro cui si celano i “soliti volti noti” della calce e martello romana che possono così mantenere il finanziamento dallo Stato con buona pace dei debiti già gravosi di Roma Capitale. Davvero un buon lavoro che segna il “cambiamento” e la differenza della giunta Raggi rispetto alla vecchia politica.

Carlomanno Adinolfi

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