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Mantova, 26 lug – Era il 2002 quando la lista dei Fasci Italiani del Lavoro si era candidata democraticamente alle elezioni del comune di Sermide e Fellonica nella provincia di Mantova. Le proteste furono allora unicamente locali, nessuna istituzione insorse condannando il movimento, nessun magistrato portò avanti un’accusa contro gli esponenti del partito. Per farlo hanno dovuto aspettare quindici anni, ovvero le elezioni comunali del 2017 dove con 343 voti, Fiamma Negrini, figlia del fondatore del movimento, è riuscita a diventare consigliere comunale. La notizia ha avuto un boom mediatico tanto da muovere le istituzioni più alte, con il presidente della Camera Laura Boldrini che sollecitò un intervento diretto a stroncare sul nascere il partito “fascista”, scrivendo al ministro dell’Interno Marco Minniti: “L’ammissione alle elezioni di una lista fascista desta forti perplessità sul piano giuridico in quanto, come rilevato dall’Anpi, sembra contrastare con le norme costituzionali e legislative”.



Nove membri dei Fasci Italiani del Lavoro, tra cui il leader Claudio Negrini, sono adesso indagati dalla procura di Mantova. L’inchiesta è portata avanti dal procuratore capo Manuela Fasolato, l’accusa è semplice e chiara: “Ricostituzione del partito fascista” in violazione delle Scelba e della XII disposizione “transitoria finale” (da oltre 70 anni) della Costituzione. Otto le perquisizioni nelle case di alcuni fondatori in questi giorni. Tra questi troviamo Claudio Negrini, padre di Fiamma, il fratello deceduto Nestore, Sergio De Blasio, Elvira Tormene e Simone Grazio, Marco Piraino ed infine Pasquale Lombardo. La difesa invece invoca la “libertà di espressione”. Il movimento, come abbiamo visto, è riconosciuto nelle liste da oltre quindici anni, senza contare che dopo l’intervento di Laura Boldrini la commissione elettorale circondariale ha validato l’accettazione della lista, tanto che Fiamma è entrata nel consiglio comunale esercitando tutte le funzioni che gli sono state concesse democraticamente, nonostante tutta la bufera mediatica (con tanto di minacce) che l’ha coinvolta.

Forti le proteste del leader Claudio Negrini: “Il simbolo è riconosciuto da 20 anni e così le liste. Si tratta di un accanimento mediatico senza precedenti contro il nostro Movimento! Le perquisizioni non ci fanno paura perché sappiamo di stare nel giusto, nella legalità e nella trasparenza”. Seguono anche le dichiarazioni di Federico Donegatti, avvocato della difesa: “Non c’è alcuna violazione della legge Scelba. Non c’è assolutamente ricostituzione del partito fascista. Siamo nel campo della libertà di espressione e il simbolo del movimento non è il fascio littorio ma quello repubblicano. Ora si combatte”. La caccia al fascista non è mai stata così aperta, le maggiori istituzioni stanno usando in questo momento gli strumenti del governo, della magistratura e del giornalismo per denunciare, processare, diffamare ed abbattere qualsiasi movimento che promuova i valori del fascismo pur non costituendo una minaccia per l’ordine repubblicano e democratico. Invocano una disposizione che doveva essere transitoria, una legge che fingono di conoscere (Legge Scelba) ma che dimostrano di ignorare. E ciò andrebbe pure bene se a fare una cosa del genere fosse il classico finto intellettuale che usa Wikipedia per portare avanti le sue convinzioni. Quando invece sono le istituzioni, che vanno dal presidente della Camera alla Procura, la cosa diventa pericolosa, oltre che vergognosa, per i valori stessi che fingono di promuovere: la libertà e la democrazia.

Davide D’Anselmi

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