Roma, 9 ott – Se il femminismo fosse una cosa seria, non si occuperebbe di quanto i maschi tengono le gambe aperte in metropolitana (il cosiddetto “manspreding”) ma, per esempio, di contestare sistematicamente e duramente Bertrand Cantat, cantante dei Noir Désir che la notte tra il 26 e 27 luglio 2003 uccise di botte, con 19 pugni al viso, la compagna Marie Trintignant (Le Monde parla pudicamente del “dramma di Vilnius”, come se la donna fosse morta per un infarto). E invece venerdì scorso, tra gli applausi della critica, Cantat ha messo on line il suo nuovo singolo, L’Angleterre. Oggi, infatti, egli è un uomo libero: nell’ottobre 2007 il giudice di sorveglianza, Philippe Laflaquiere ha deciso la libertà condizionata del musicista “per gli sforzi di reinserimento sociale fatti dal condannato e anche per le sue prospettive di reinserimento professionale” (ovviamente il “reinserimento professionale” di qualsiasi povero diavolo che non troverà più lavoro dopo il carcere non è mai un problema, mentre lo è quello di un artista che sarà comunque idolatrato dalla critica compiacente).

Fino al 2010 è stato sottoposto a diverse misure di controllo e a periodici incontri con lo psicologo del tribunale. Durante questo periodo ha avuto l’obbligo di non rilasciare interviste o cantare canzoni che facessero allusione agli avvenimenti che lo hanno portato in prigione. Da lì il basso profilo delle prime uscite pubbliche. Ora, però, Cantat è un uomo libero e può tornare a spiegarci la vita. E infatti indovinate di cosa parla il nuovo brano? Ma sì, dei “migranti”, ovviamente. L’Inghilterra del titolo è quella sognata dagli stranieri che si ammassano a Calais. Cantat intende quindi “denunciare l’egoismo occidentale” sulla questione migratoria, oltre che a rimproverare ai britannici la Brexit. “Si dice che il tempo sia cambiato / non è il caso degli inglesi / I want my money back”, è il primo verso della canzone. “Puoi crepare nella giungla, non ce ne frega niente del tuo culo, resterai piantato là”, è un altro passaggio del brano.

Curiosa, quindi, questa tendenza a presentarsi senza vergogna alcuna di nuovo come portavoce del bene assoluto, dopo tante battaglie antifasciste e contro il Front national ai tempi dei Noir Désir. Che nel frattempo sia diventato un omicida e abbia svelato il suo volto di picchiatore di donne (sembra infatti che l’episodio non sia stato affatto isolato) poco importa: esattamente come il razzismo biologico, quello etico prevede che lo status di “eletto” non possa decadere in alcun modo, quando si rappresenta il bene, lo si rappresenta sempre, qualunque cosa accada. Può quindi succedere che un omicida venga a fare la morale a popoli e Stati sovrani, a contestare decisioni democratiche e a imporre il suo punto di vista superiore. Con il plauso (anche) delle femministe.

Giorgio Nigra

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  1. Lei Signore ha espresso una verità senza discussioni, purtroppo inascoltata e soffocata dalle sinistre. Si è assassini solo se si è di destra, ai comunisti ogni nefandezza è concessa. Si è uxoricidi solo se considerati fascisti, i comunisti tuttalpiù sono ragazzi un po’ sbandati. Eppure, sembra una casualità, ho conosciuto molti più comunisti sfegatati violenti e malmenatori di donne di quanti fascisti abbia visto imbracciare il famoso manganello. E’ la solita ipocrisia. Purtroppo una volta loro erano all’opposizione, ora che comandano indiscussamente, cancellano le altre opinioni e negano i fatti che non vogliono si sappiano.

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