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Roma, 9 feb – Nel programma televisivo “Bersaglio mobile”, condotto da Enrico Mentana su La7, è andata in onda una intervista a Emilio Gentile, professore di storia contemporanea nonché allievo di Renzo De Felice. Entrambi sono considerati i massimi esperti sul fascismo, avendo scritto volumi interi dedicati al fenomeno che ha interessato un ventennio della nostra nazione. L’intervista di Mentana è incentrata, ovviamente, su questo argomento, cavalcando l’onda mediatica che si è scatenata in quest’ultimo periodo, dove sembra che il pericolo “fascista” sia più forte che mai. Addirittura il conduttore tentenna nel nominare “la famosa parola impronunciabile (perché?, ndr), quella che inizia con ‘f’, fascismo”. Tuttavia successivamente centra il punto: “Non si sta enfatizzando una presenza fascista che in realtà è stata più forte in passato?”. Ricordando il successo elettorale dell’MSI, Gentile risponde con calma: “E’ curioso che si parli oggi di una nuova ondata fascista o neofascista in un paese che ha avuto il più forte partito che si ispirava direttamente all’esperienza fascista molto di più alla Repubblica Sociale Italiana dal 1946, il Movimento Sociale Italiano, che per molti decenni è stato il quarto partito italiano. […] Che era presente in parlamento ed ha partecipato alle elezioni del presidente della Repubblica […] ed ha fatto parte di governi».
Il professore ne ha per tutti, da Gianfranco Fini e la svolta di Fiuggi fino al movimento della Lega, definendo questa nuova destra definita “neofascista” come un caleidoscopio dove i leader dicono tutto e il contrario di tutto in tempi diversi, contraddicendo loro stessi. Un esempio può essere Fini, che affermava che “essere fascisti significa guardare al futuro”, salvo poi definirsi “antifascista” dopo il 1994. Un altro invece è la Lega: “Come si poteva concepire da un punto di vista fascista, primato dello stato e dell’unità d’Italia il movimento leghista, antistatalista e antiromano? Come si può concepire dal punto di vista neofascista un Movimento 5 stelle che in alcune regioni ha fatto votare una giornata per le vittime dell’unità nazionale? Tutto questo crea confusione e non fa capire bene in che direzione vanno questi gruppi, certamente non c’è questo pericolo per un ritorno del fascismo”. E conclude questo pensiero: “Ora nel neofascismo qualsiasi cosa può essere considerata rivedibile ma certo né il primato dello Stato né l’unità d’Italia”. Il rischio, secondo il professore, è di abusare in maniera “inflazionistica”, così definita da Gentile, del termine “fascismo” rischiando di snaturare il significato originale del fenomeno e che, secondo questa nuova concezione, potrebbe individuare un filo nero che collega Trump, a Putin, fino la Cina, la Corea e la stessa Francia con Macron. Eppure nessuno di questi paesi è fascista: “Questo non aiuta a capire quello che sta accadendo anche in Italia”.
Mentana risponde “Allora è un’etichetta di comodo per coprire i problemi della vecchia cara democrazia?”, individuando finalmente il problema di una società dove per nascondere il marcio della seconda Repubblica individua nel fantasma del pericolo fascista un capro espiatorio per sviare le preoccupazioni dei cittadini italiani dai veri pericoli. L’accusa di fascismo, risponde Gentile, “diventa un alibi perché quando si individua un nemico si cerca di coalizzare tutto contro questo nemico, lo si ingigantisce quando in realtà non è un pericolo reale e si ignora il pericolo reale. Io penso che per una democrazia il maggior pericolo non siano questi gruppi di destra che comunque almeno finora stanno rispettando la democrazia, perché comunque si presentano alle elezioni, vogliono essere candidati, vogliono partecipare ai consigli comunali, aspirano ad entrare al parlamento”. Dunque, le conclusioni di Gentile sfiorano l’ovvietà, sottolineando che il pericolo fascista negli ultimi trent’anni non è mai esistito, escludendo invece il periodo antecedente riguardante il fenomeno dell’MSI che, però, ha sempre partecipato al gioco democratico. Semmai la parola “fascista” è un’accusa usata in maniera sproporzionata sfruttata come “scudo” ed “alibi” per nascondere i veri problemi che attanagliano la società italiana.
Davide D’Anselmi

4 Commenti

  1. Anche io ho ascoltato questa interessante intervista, questa lezione ai comunistelli piddini e ai pidocchi sinistri……vadano a scuola massa di ignoranti,sconfitti dalla storia e dalle loro cattiva politica, falliti e bolliti , se la prendono col fascismo…… sfigati,rintanatevi nelle vostre fogne.

  2. che si usi la parola FASCISMO per definire arroganza. violenza, prepotenza, illegalita´, lo trovo semplicemente assurdo, perche´non fare un parallelismo con il COMUNISMO ? tutt´ora in atto in vari paesi dove fame, miserie, violenza, dittatura sono evidenti , (VENEZUELA -CUBA- KOREA DEL NORD )

  3. Una lettura al di fuori degli schemi. Interessante. Il succo del discorso rende l’idea di quanto pagliacci siano i rossi, ma anche quanto influente sia l’opposizione controssa nel panorama politico italiano.

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