Caracas, 12 feb – Si scrive Guaidò, si legge Rubio. Non ci sono molti dubbi sul fatto che quella specie di “golpe costituzionale” che sta avendo luogo in Venezuela sia stata architettata dal potente senatore della Florida, uno dei più importanti esponenti della destra repubblicana statunitense. A lui Trump ha di fatto delegato la gestione (oltre che, probabilmente, la costruzione stessa) della crisi. E le idee di Marco Rubio in tema di Venezuela sono da tempo orientate verso il colpo di stato. Già nel febbraio 2018 aveva fatto via Twitter un inequivocabile appello all’establishment militare di Caracas perché rovesciasse il governo del Presidente Maduro, garantendogli sostegno da tutto il mondo.

Lo stesso tweet di Trump, del 23 gennaio scorso, che di punto in bianco diceva di riconoscere in Guaidò l’unico legittimo presidente del Venezuela, quando il giovane oppositore non aveva ancora finito di pronunciare la sua autoproclamazione, sarebbe stato pilotato da Rubio, e l’intera operazione sarebbe stata così fulminea da sorprendere diversi esponenti dell’opposizione venezuelana (che non è affatto monolitica, visto che all’Assemblea sono rappresentati più di venti partiti, facenti capo a sei distinte coalizioni), all’oscuro di tutto.

Rubio, un anticomunista di origini cubane

Chi sia Marco Rubio è presto detto. Figlio di esuli cubani, e come tale portato a vedere comunisti ovunque, è abbastanza adulto da essere un leader per l’ala destra del suo partito, abbastanza giovane da aspirare a un nuovo tentativo presidenziale dopo l’umiliante debacle sofferta nelle primarie del 2016, e abbastanza furbo da frequentare regolarmente sia la comunità cattolica che quella battista. Questi elementi, uniti al fatto che naturalmente Rubio attrae una parte importante del voto ispanico, spingono Trump a preferirlo come alleato che come concorrente, e per questo gli avrebbe dato le chiavi della questione venezuelana.

Peraltro, dopo una serie impressionante di fallimenti (prima la Crimea, poi Baghdad, poi la Siria, e ora l’annunciato fuggi fuggi dalle montagne afghane), la politica estera di Washington necessitava di un qualche successo, e il Venezuela rappresentava l’occasione più ghiotta. La Repubblica Bolivariana infatti, un po’ per le ingerenze straniere, un po’ perché Maduro non possiede un decimo del carisma del defunto Hugo Chavez, e infine perché effettivamente un bel numero di approfittatori si è annidato nei palazzi del potere venezuelani, versa in condizioni economiche drammatiche, più che un paradosso per uno dei Paesi più ricchi di petrolio al mondo. Chavez non ha mai riscosso la simpatia della classe media, ma sarebbe stato inimmaginabile, per lui, perdere il consenso dei barrios, quelli in cui vivono i venezuelani più poveri, i quali hanno beneficiato di politiche di sviluppo (oltre che di regali veri e propri, sostengono gli oppositori del Chavismo) che li hanno resi fedelissimi del regime. Fino a poche settimane fa. E Rubio ha saputo pilotare il consenso internazionale su Guaidò, mettendo Maduro con le spalle al muro grazie a una balla così ben vestita da sembrare vera.

Una forzatura della costituzione venezuelana

E’ verissimo, infatti: la Costituzione prevede che, in caso di impossibilità del Presidente della Repubblica, il Presidente dell’Assemblea Nazionale ne assuma le funzioni ad interim per guidare il Paese a nuove elezioni. Ed è una opzione voluta dallo stesso Chavez. Solo che la stessa Costituzione dice che questo può accadere solo all’interno di alcune fattispecie ben precise, come la morte, una malattia invalidante, le dimissioni, o l’abbandono della sua posizione. Non risulta che la mancata condivisione delle politiche presidenziali, buone o cattive che siano, rientri fra queste fattispecie. I media occidentali, ovviamente, si sono sprecati a spiegare che non si tratta di un colpo di stato, perché l’iniziativa di Guaidò è prevista dalla Costituzione, ma si sono ben guardati dal raccontare il resto. In Italia c’è chi si è spinto a dire che il ruolo costituzionale di Guaidò è analogo a quello del nostro Presidente del Senato, che assume la funzione di Presidente della Repubblica in caso di “impossibilità” di quest’ultimo.

Praticamente come se Fico scendesse in piazza, dicesse a tutti che Mattarella è incapace o rimbambito, e si autoproclamasse Presidente della Repubblica. In sostanza, siamo di fronte a un vero e proprio golpe, rivestito di costituzionalismo. Geniale, per certi versi, soprattutto perché di fatto sembra riuscito, in quanto è molto difficile immaginare Maduro ancora al potere, alla fine della crisi. Anche una vera e propria guerra civile sembra un’opzione remota, nonostante le reciproche minacce di governo e opposizione. È più probabile che, qualora non si trovasse un accordo fra le parti, un accordo che garantisca a Maduro e ai suoi un’uscita di scena dignitosa, l’eredità bolivarista venga raccolta da qualche gruppo di stampo terroristico, che troverebbe uomini e basi sicure nei quartieri più poveri delle grandi città venezuelane, rendendo difficile la vita al nuovo governo filoamericano.

Un’ultima nota. Se il senatore Rubio è l’architetto della crisi, l’ingegnere sul campo è Elliott Abrams, uno che negli anni ottanta era “culo e camicia” con i peggiori dittatori centroamericani, sempre pronto a coprire le loro “marachelle”, definendo poco credibili le notizie dei massacri e delle stragi compiute dai loro miliziani. God bless Venezuela.

Mattia Pase

Vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità del Primato Nazionale?
Iscriviti alla nostra newsletter.

Anche noi odiamo lo spam. Ti potrai disiscrivere in qualsiasi momento.

Commenti

commenti

2 Commenti

  1. Per me qualunque metodo è buono pur di rovesciare una dittatura militare comunista, la quale sta portando fame, miseria e regresso sociale. Ma andreste mai a vivere da quelle parti? Siamo seri, è un po’ come se durante la primavera di Praga si fosse andati contro la ribellione della popolazione, a favore dei governativi. Mi sembra di vedere Napolitano che difendeva il governo ungherese comunista in combutta con i carrarmati sovietici. Maduro fa schifo, la gente è alla fame ed è meglio che se ne scappi a Cuba, dato che ha fatto danni incalcolabili alla popolazione, che si trova nelle grinfie di subumani armati e pagati da lui per regolare i disordini. E non si paragoni questo miserabile con Assad, dato che il popolo siriano stava da Dio prima della guerra e sta sempre da Dio chi è rimasto sotto la sua ala protettrice. Per non parlare di Gheddafi, dove i libici vivevano bene. Ovunque si trovi il comunismo, questo fenomeno infame porta miseria, fame, morte, povertà e regressione umana. E per finire ci sono pure le ragazze e i ragazzi che spopolano sui social, facendo vedere un lusso che proviene dalle casse statali, con i famigliari che vivono beatamente nei posti di comando e la gente che fa la fila per il pane. Non si deve difendere mai il sistema comunista, non lo facevano i camerati neppure durante la guerra fredda.

  2. Io credo che la situazione del Venezuela sia molto meno “netta” e il sostegno ideologico in funzione “anticomunista” verso Guaido’ dovrebbe porre dei legittimi dubbi anche per esempio per il sostegno internazionale che ha prontamente ricevuto -in primis l’ultrà liberal Trudeau ed i nostri prodi Macron e c.- a fronte della dura presa di posizione della Russia, Siria, Iran, Turchia, Cina ecc.
    Purtroppo adesso la popolazione soffre in modo grave ed è la vittima innocente (non dimentichiamo quanti italiani vivono in quel paese). Da considerare che l’interesse in gioco è ancora una volta economico e quindi ci sono palesi somiglianze con la consueta esportazione di democrazia e diritti umani già vista in Ucraina, Libia, Siria …
    La verità è che in Venezuela ci sono enormi giacimenti di petrolio tra i piu’ ricchi del pianeta: se i pozzi fossero asciutti credo che potrebbe esserci al potere Pol Pot ma America e Ue se ne fregherebbero.
    Negli settanta abbiamo -purtroppo- visto un sostegno acritico a regimi militari in funzione anticomunista in sud america difficilmente difendibili , sistemi di poteri imposti per ragioni economiche geopolitiche che poco o meglio nulla hanno a che fare con buona parte degli ideali a cui attinge il PN.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here