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Bologna, 10 feb – Attimi di tensione e paura nella facoltà di Lettere di Bologna, dove ieri sera il centro sociale “CUA” (Collettivo Universitario Autonomo) ha occupato la biblioteca universitaria di Discipline Umanistiche in via Zamboni 36, innalzando barricate, rovesciando cassonetti e protestando con forza contro l’installazione, nella biblioteca, di tornelli che avrebbero impedito l’ingresso di persone non iscritte all’università. Con l’arrivo della polizia, che ha invitato gli occupanti a sgomberare la zona, la situazione è degenerata, i manifestanti sono scesi in strada e hanno iniziato a lanciare oggetti contro le forze dell’ordine e contro gli stessi studenti che cercavano di evacuare la zona. Interviene quindi il reparto antisommossa della Polizia di Stato che ha sgomberato le barricate e, dopo aver rapidamente stabilito che la situazione era insostenibile, ha caricato i manifestanti del CUA.



A raccontarci l’episodio, una ragazza che frequenta la facoltà di Lettere dell’università che, durante i disordini, è stata raggiunta da un oggetto di ferro che l’ha colpita dietro la nuca, fortunatamente senza conseguenze: “Sono una studentessa di antropologia religioni e civiltà orientali, ero in aula a via Zamboni 38 e stavo facendo regolarmente lezione dalle 17 alle 19. Improvvisamente suonano le campanelle dell’allarme antincendio e in aula si sente da fuori un grandissimo frastuono, dalla finestra abbiamo intravisto la Polizia di Stato e abbiamo deciso di sgomberare l’aula in fretta“.

Successivamente ci viene spiegato con quanta difficoltà è stato evacuato l’edificio, senza apparentemente alcun piano di sgombero, a cui si sono opposti gli stessi manifestanti del centro sociale: “Scendendo le scale, alla penultima rampa, prima del piano terra, erano presenti i manifestanti, mascherati, che ci intimavano con la forza di non uscire. Di fronte all’uscita c’era la polizia, allora un altro ragazzo ci ha detto di uscire dal retro, ma molti, me compresa, hanno preferito andare incontro la polizia perché in quella situazione non ci sentivamo affatto sicuri”. Arriva anche una critica nei confronti del sistema di sicurezza e della riforma Gelmini (che prevedeva l’accorpamento di più corsi, provocando così un sovraffollamento delle aule): “L’uscita era troppo piccola per una massa così grande, che comprendeva studenti, docenti e persone anziane, e il sistema di emergenza si è rivelato essere assolutamente inefficace, prima della riforma Gelmini eravamo 50 dentro un’aula, adesso siamo 300”. Improvvisamente la situazione degenera e, purtroppo, la ragazza, insieme alla folla, si ritrova nel bel mezzo di uno scontro tra la polizia e i manifestanti: “A quel punto, mentre cercavamo di uscire, i manifestanti del CUA hanno iniziato a lanciare oggetti di tutti i tipi, panche, sedie, pezzi di ferro. Addirittura le panche venivano usate come arieti contro la polizia e contro persone assolutamente inermi, ci hanno lanciato addosso di tutto fregandosene della nostra presenza”.

È in questo momento che la ragazza ci racconta di essere stata colpita da un oggetto contundente, di cui riportiamo la foto.polizia collettivi CAU Università Lettere Bologna “Improvvisamente, mentre cercavo di uscire, vengo raggiunta da un oggetto di ferro che mi ha colpito dietro la testa. Fortunatamente l’impatto non è stato violento e non ho subito conseguenze, ma quell’oggetto avrebbe potuto impattare contro un occhio, allora la situazione sarebbe stata differente. Successivamente una persona anziana, dietro di me, è stata ferita da un banchetto che l’ha raggiunto al livello delle gambe, provocandone la caduta.” Dopo questi attimi di panico la ragazza, ed altri studenti, riescono ad uscire e subito avvisano i poliziotti di quanto stava accadendo all’interno: “Ho immediatamente parlato con un poliziotto, avvisandolo che molti studenti non erano tutti manifestanti del CUA. Ci è stato spiegato che il casino è stato fatto a causa dei tornelli installati nella biblioteca.”

E qui ci viene raccontato il vero motivo per cui ha avuto luogo tutto questo casino: “Visto che all’interno del CUA molti non frequentano più l’università, chi perché ha lasciato e chi perché non ha più pagato le tasse” (le stesse che vengono utilizzate per il mantenimento degli edifici universitari e delle biblioteche, ndr) “l’introduzione dei tornelli avrebbe estromesso questi dal frequentare la biblioteca, dato che ci sarebbe voluto un badge per passare. L’edificio veniva usato come centro sociale. All’interno entravano tutti: tossici, spacciatori, vucumprà, e io, come alcuni dei miei compagni, non mi sentivo tranquilla di frequentare quel posto perché avevo sempre timore di essere derubata o di respirare la roba che veniva fumata all’interno.” Insomma, la situazione era totalmente opposta da quello che viene invece raccontato dal CUA, che nella pagina di facebook viene pesantemente attaccato da numerosi studenti, stufi di questa situazione e del degrado in cui versa la facoltà di Lettere a causa loro: “La biblioteca era solo un luogo di ritrovo per cazzeggiare, nulla a che vedere con quello che riguarda l’università o lo studio… il degrado è talmente insostenibile che io e molti altri ragazzi non ne possiamo più, l’altro giorno, in biblioteca, una ragazza ubriaca ha vomitato di fronte alle macchinette. È inaccettabile.”

La ragazza successivamente ci tiene a smentire ancora quanto dichiarato ufficialmente dal CUA, ovvero che la polizia ha caricato senza motivo, attaccando studenti e manifestanti, e abusando liberamente del loro potere con la violenza: “La polizia ha semplicemente fatto il suo dovere, dal momento che sono volati contro di loro oggetti, panche, sedie, come fai a sedare una rivolta? La manifestazione non era pacifica, non è vero che la polizia ha caricato senza motivo, lo posso testimoniare io e tutti i miei compagni di corso e le persone che non c’entravano niente e che sono state coinvolte. Questi se ne fregano, mirano solo a far casino e non gli interessa nulla di noi studenti. Non sono stati i poliziotti a lanciarmi quell’oggetto, sono stati i manifestanti! Gli stessi che hanno poi lanciato materiali con cui facciamo lezione, ovvero libri, manuali, televisioni e proiettori, oggetti che vengono pagati dalle tasse che loro non pagano, visto che molti non sono più iscritti.

Forse per alcuni il diritto di occupare è più importante del diritto allo studio e alla libera fruizione di luoghi pubblici come quello della biblioteca. È più importante dell’incolumità degli studenti, in primis, e del materiale che serve alla loro formazione. Forse è per questo che l’Università ha pensato di installare i tornelli e cioè per far si che quelli che i tg nazionali chiamano “studenti” (anche se, come visto, non sono iscritti all’università) ma che in realtà sono sempre i soliti antifascisti, non mettano “a ferro e fuoco” l’ateneo. Sempre questi soggetti, infatti, hanno preso di mira la ragazza che per questo ha preferito restare anonima: “Mi stanno arrivando inoltre moltissime minacce, questi non guardano in faccia a nessuno e, sinceramente, ho paura.”

Davide D’Anselmi



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