Roma, 16 dic – Matteo Piantedosi e le Ong sono uno di fronte all’altro in uno stallo che francamente sta iniziando a stancare. Soprattutto perché non mostra – al momento – alcun vantaggio concreto per il governo italiano sul tema drammatico dell’immigrazione clandestina.

A Piantedosi diciamo: non serve un “codice di condotta”, serve fermare le Ong

Decreto flussi, “codice di condotta” (come riporta l’ultimo aggiornamento Adnkronos), interpellanze inutili con l’Ue. Per ora il governo cincischia e non ottiene riscontri positivi su un tema sul quale – inutile negarlo – si gioca buona parte della sua credibilità. Perché se è vero che i consensi di Fratelli d’Italia crescono oltre il 30%, è altrettanto vero che siamo nelle prime fasi dell’esecutivo e di norma un relativo aumento della fiducia iniziale non è così insolito. Sarà nel medio e lungo periodo che la partita si giocherà realmente, come sempre avviene, tanto più quando stampa, sinistra e magistratura cominceranno a stringere il cerchio.

Dunque al ministro dell’Interno Piantedosi diciamo, con tutta franchezza: non serve alcun codice di condotta. Certamente può essere un aiuto, ma del tutto marginale. Come era stato marginale ai tempi di Marco Minniti, ministro di un governo Pd, che così affrontò gli sbarchi nel 2017. Serve una sola cosa: fermare una volta per tutte le Ong. E in modo sistematico. Tutto questo girare intorno alla questione, per ora, non sta portando a nulla.

I conti si fanno alla fine

Tutto ciò ribadendo l’ovvio: i conti si faranno alla fine, e non è detto che non aver mostrato le unghie immediatamente (come avvenne al tempo del governo gialloverde) sia per forza una strategia perdente nel lungo periodo. Le variabili sono troppe e non conosciamo tutti i dettagli riservati delle mosse di ministero ed esecutivo. Per ora la sensazione resta disarmante: gli sbarchi proseguono praticamente indisturbati, e in piena stagione invernale. Non si vede l’ombra neppure di un’inversione di tendenza. E dire che, agli esordi, il ministro ci aveva fatto una buona impressione. Questo per dire che non abbiamo alcun pregiudizio ma ci limitiamo ad osservare i fatti nudi e crudi. Purtroppo, ad oggi, soprattutto crudi. Speriamo cambino cottura nel prossimo futuro.

Stelio Fergola

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

  1. […] La conclusione che si trae da un tentativo del genere è piuttosto sconfortante: il governo non riesce a fermare le navi Ong. In particolar modo, non riesce a impedirgli di entrare nei mari italiani e di attraccare nei porti italiani. Un’evidente debolezza, dovuta certamente a tutta una serie di limitazioni alla sovranità territoriale che – non prendiamoci in giro – affliggono lo Stato italiano seppur in via indiretta: dallo stigma internazionale, alla minacce inerenti presunte disumanità per i respingimenti, gli immancabili ricatti morali e il potere in termini di “marketing umanitario” di cui godono queste organizzazioni. Lo abbiamo visto, d’altronde, con il caso di Carola Rackete, quando ministro dell’Interno era Matteo Salvini. Lo vediamo, in modo forse più sconfortante, oggi con Matteo Piantedosi. […]

Commenta