Cartastràccia, il libraio di Altaforte racconta Max Stirner



Milano, 16 mar – “Aspirate alla libertà? Folli! Prendetevi la forza, e la libertà verrà da sé”. Ci piace pensare che Benito Mussolini, in un suo discorso pubblicato su Il Popolo d’Italia il 12 dicembre 1919, quando definì Max Stirner e Friedrich Nietzsche “dolomiti del pensiero”, avesse in mente questa frase de L’unico e la sua proprietà come orizzonte politico. Era l’innesco del secolo breve, la ruggente onda che avrebbe inondato le ideologie. Johann Caspar Schmidt da Bayreuth, città legata a doppio filo anche a Richard Wagner che trascorse gli anni finali della propria esistenza in questo centro abitato della Baviera settentrionale, trova i suoi natali filosofici sotto l’ombra del nome di Max Stirner. Il suo pensiero ha reso l’Io tutto lasciando il nulla all’interno del noi. Ma il mondo è esploso e alla deriva del 2000 l’Io risulta composto dal vuoto pneumatico. Se Nietzsche ha annunciato la morte di Dio, Stirner ha scavato la buca dove giace l’uomo. Nessun funerale, ma una coltre di terra sopra ogni ideale vilipeso e messo a nudo.

Max Stirner, l’Unico

La sua prima biografia la scrisse, alle soglie del ‘900, John Henry Mackay uno dei fondatori del movimento omosessuale tedesco. Un intreccio di tormenti, manicomi e povertà che nel 1856, alle porte dei cinquant’anni, lo condusse alla scomparsa. La dottrina di cui si fece apostolo divenne architrave della volontà di potenza e come riportato da Giorgio Penzo “la storia dello stirnerismo si confonderebbe con la storia del Fascismo”. Fautore del ceto che plasmò, insieme al mito sorelliano, l’alba dei fascismi d’Europa in un’intuizione di H.G. Helms. “Il servo fedele è l’uomo libero! Che acuto controsenso!“, la borghesia come idea poetica e filosofica da disintegrare piegando le visioni di Goethe e di Hegel, abiurando la dipendenza del soggetto dall’oggetto. Perché per stare veramente bene bisogna essere spiritualmente indipendenti. Ne L’unico e la sua proprietà, pubblicato nel 1844, il nichilismo emerge pagina dopo pagina, anche se il lemma apparirà la prima volta diciotto anni dopo nel testo di Ivan Turgenev Padri e figli, divenendo manifesto d’intenti per le innumerevoli generazioni a venire. Perché il nichilismo, come scrive Marcello Veneziani, ha “un cuore russo e una testa tedesca, ma i suoi arti, le sue arti, per allungarsi nel pianeta saranno angloamericane”.

L’individualismo eroico di “San Max”

Fautore dell’individualismo eroico, abiurato delle frange più intransigenti dell’anarchismo, venne scomunicato da Marx – dedito a sconfessare chiunque all’infuori di sé – che definì Stirner in uno scritto polemico, redatto insieme ad Engels nel 1846, “San Max”. La risposta di “San Max” non tardò ad arrivare, socialisti e comunisti vennero bollati come vagabondi e straccioni. Nietzsche, nato nell’anno de L’Unico, nascose tra i suoi anfratti lo scomodo maestro confidando ad un’amica la paura che un giorno sarebbe stato accusato di plagiare Stirner e mai lo citò. Tranne nel 1874 quando in una missiva consigliò ad un suo allievo, Baumgartner, di leggere l’alfiere dell’Io. Sfuggente come il suo volto, non esistono fotografie del filosofo. Solo un ritratto prodotto dalla matita di Friedrich Engels. Ha definito la sua causa né divina, né umana, non era alla ricerca del vero, del buono o del giusto, ma si è posto all’inseguimento del mio. “Non c’è niente al di sopra di me“, il mondo si piegherà all’Io sotto la libertà che impone la verità. Solo prepotenza senza freni.

Lorenzo Cafarchio

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