Pechino, 18 gen – Sei dipendenti di un salone di bellezza di Tengzhou, città nella provincia dello Shandong in Cina, non sono riuscite a raggiungere gli obiettivi commerciali previsti per l’anno 2018. Risultato? Le donne sono state costrette dai loro datori di lavoro a camminare a quattro zampe per strada come forma di estrema umiliazione.
Ma non basta: come se la punizione non fosse sufficientemente cruda e mortificante le avrebbe addirittura messe in pericolo di vita. Le dipendenti del salone di bellezza sono state costrette a camminare carponi  su un tratto di strada percorso a velocità sostenuta anche da alcune automobili.

I video che diventano virali nella nazione orientale spesso fanno venire a galla situazioni ai limiti della schiavitù per quanto riguarda i lavoratori cinesi: non è la prima volta che, infatti, queste immagini ruotano attorno ad umiliazioni di ogni genere che sfociano in punizioni corporali.


Nel 2013 nella città di Chongqing, un gruppo di dipendenti  di vari esercizi commerciali furono costretti a vestirsi di arancione e costretti sempre a gattonare nel parcheggio dei negozi presso i quali lavoravano. Fu eseguita in quel frangente un’indagine. Grazie ad essa fu scoperto che, nelle intenzioni dei datori di lavoro, questa “marcia” forzata era considerata uno “stress test”. Era il 2016, invece, quando i dirigenti di una banca situata in una zona rurale del paese, furono pubblicamente percossi sulle natiche con un bastone, con ogni probabilità sempre per motivi afferenti la “produttività” dell’ufficio.

Ilaria Paoletti

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