Irrilevanza. Così come è stato per la Libia. Come lo è per l’Ucraina, tra atteggiamenti privi di qualunque convenienza nazionale. Come lo sarà per le prossime crisi geopolitiche. L’Italia è sempre più Italietta. Purtroppo. Una tesi sostenuta anche dal generale di corpo d’armata Marco Bertolini.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di aprile 2022

Già comandante della Brigata paracadutisti «Folgore», al Comando interforze per le operazioni delle Forze speciali e a quello operativo di Vertice interforze da cui dipendono le operazioni italiane fuori area, il generale Bertolini è presidente dell’Associazione nazionale paracadutisti d’Italia e i lettori del Primato Nazionale lo conoscono anche per aver dato alle stampe Militarmente scorretto (Edizioni Eclettica), una riflessione per niente scontata sul ruolo dei militari nella società moderna. Bertolini, che ha partecipato con ruoli di comando alle principali missioni italiane all’estero degli ultimi anni, è un attento osservatore della situazione ucraina e, non a caso, è tra le voci più richieste per commentare la guerra in corso. 

Intervista al generale Marco Bertolini

Generale, come si è arrivati a questo stato di guerra tra Ucraina e Russia?

«Dobbiamo tornare al 2013, quando Obama aveva annunciato il bombardamento della Siria, accusando Assad di usare i gas. Decise poi di non intervenire per due motivi: da un lato, e lo dico senza sarcasmo, essendo cattolico, perché il Papa chiese di pregare e digiunare contro la guerra, dall’altro perché la Russia fece uscire le navi della flotta del Mar Nero dalla Crimea e le portò nel Mediterraneo, facendole pendolare davanti ai porti siriani. Queste due mosse evitarono il bombardamento della Siria, ma due mesi dopo la crisi si spostò a nord e iniziarono i disordini in Ucraina, spingendo Putin a riprendersi la Crimea e dare inizio a una frizione sul Donbass, sfociata in una guerra di otto anni. È nel contesto di questa situazione complessiva – che lega la sorte di un Paese mediterraneo come la Siria a quello dell’Ucraina sul Mar Nero – che si basano alcune delle principali ragioni di quanto stiamo vedendo in questi giorni. Il casus belli non è stato la Siria, ma quegli eventi stanno a dimostrare la sensibilità che la Russia ha per Ucraina e Crimea».

Per quale motivo la Russia è così attenta sullo scenario ucraino?

«La Crimea, con le sue basi militari di Sebastopoli e Sinferopoli, è essenziale come sbocco al mare per la flotta russa; l’Ucraina, chiedendo di entrare nella Nato, porta invece l’Alleanza atlantica alle porte della Russia, che già si sente accerchiata nel Mar Baltico. Nel Mar Nero, in particolare, le coste occidentali – che sino a che c’era l’Urss erano in mano al Patto di Varsavia – ora appartengono a paesi Nato (Turchia, Bulgaria e Romania), limitando decisamente la libertà di manovra russa nel bacino: questo lago enorme rischia di essere ora in mano alla Nato e la Russia di essere tagliata fuori dal Mediterraneo e dall’Europa: ecco i motivi che ci hanno portato alla situazione attuale».

A cosa mira la Russia?

«È chiaro che l’aggressione è della Russia, ma Putin non lo ha fatto per godere delle spiagge che affacciano sul Mar Nero, bensì per esigenze appunto di carattere geostrategico, in un’ottica pluri-generazionale verso il futuro. Inizialmente credo che sarebbe bastata l’assicurazione che l’Ucraina non sarebbe entrata nella Nato e il riconoscimento della Crimea come provincia russa. Quanto alle repubbliche separatiste del Donbass, credo che Mosca si sarebbe accontentata del riconoscimento della loro indipendenza. Ma così non è stato e ora siamo nelle mani di Dio».

Quali sono gli errori geopolitici dell’Occidente?

«Quando parliamo di Occidente, è difficile mettere dei precisi confini. C’è una parte di esso che non vede di buon occhio che il continente europeo si saldi a quello asiatico. Agli Usa non piace, così come ai Paesi anglosassoni. Da parte europea c’è stata faciloneria nel non capire che questo senso di accerchiamento non era una fissazione di Putin, ma una esigenza reale, razionale per uno Stato che, dopo il periodo umiliante vissuto con Eltsin, ha ripreso vigore, tornando a sviluppare una sua sfera d’influenza».

Leggi anche: «Ucraina: il gioco sporco delle potenze». Lo speciale del Primato Nazionale sulla guerra

Fantapolitica: con Trump alla Casa Bianca pensa saremmo a questo punto?

«Guardi, al punto di adesso ci saremmo già arrivati se, nel 2016, fosse stata eletta la moglie di Clinton. Invece alla Casa Bianca è finito Trump e la visione coltivata da sempre dai democratici degli Usa come poliziotti mondiali è stata temporaneamente accantonata. Tutto nasce nel 2014 con la rivoluzione di Maidan, che qualcuno chiama colpo di Stato. Viviamo quello che sarebbe successo nel 2016: è solo ripartito l’orologio».

Come giudica il comportamento del nostro governo nella crisi?

«Purtroppo, mi pare sia a livello di totale ininfluenza. Dopo la visita di…

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6 Commenti

  1. ..perfettamente in accordo con il generale..siamo ridotti alla stregua di una cololonia usa…(un “piccolo” appunto: generale, perché non eliminare l’uso delle “mattonelle sul petto? Sono, visivamente, ridicole) Usare solo mostrine di grado, di appartenenza e medaglie al valore militare per azioni di coraggio sul campo di battaglia.. ) .

  2. Le mattonelle le hai prese in testa da piccolo, quelli si chiamano nastrini, rappresentano le medaglie, non si decide se metterseli o meno, sono obbligatori e sono fatti apposta per non portarsi a spasso magari qualche etto di ridicola chincaglieria tintinnante.

  3. A proposito di ridicolo, hai mai visto i generali russi tuoi amiconi, che quando sono in alta uniforme hanno più medaglie che stoffa sulla giacca e paiono tanti alberi di natale?

  4. non hai chiaro/chiara cosa sia effettivamente e la differenza tra un riconoscimento di valore in battaglia e un semplice riconoscimento di servizio ….quindi le mattonelle restano mattonelle e le medaglie (che possono essere anche mostrine per comoditá) sono altra cosa…) evidentemente scrivi senza sapere perché: “c’hai le pigne nel cervello “, sigillate con mattonelle…
    Preferisco Putin a un comico presidente piú scarso di beppe grillo…mostrare una vecchia foto del fu urss non cambia, ma rafforza il principio che l’ostentazione di “riconoscimenti” eccessivi porta al ridicolo…

    https://www.italiamilitare.it/abbigliamento-militare/Nastrini-militari.html

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