Napoli, 5 feb – “Muore giovane chi è caro agli dei”, recita un frammento poetico di Menandro. Sarà stato così anche per Dmytro: quel ragazzo giovanissimo, appena 23enne, che come oggi compiva il suo sacrificio. Era il 2013 e la “macchina dell’ingiustizia” esercitava il consueto potere: mossa dall’ira politica, accecata da un odio mai estinto. “Arresti ad orologeria” a Napoli: quella città meravigliosa e lontana, molto, dall’Ucraina di Dmytro Yakovets. Lui, soprannominato “blondie” per la chioma dorata e gli occhi azzurri, cristallini, si mobilitò per esprimere solidarietà ai camerati partenopei.

In realtà contro gli arresti la mobilitazione fu capillare: non solo in Italia, pure in Spagna, Francia, Germania, Grecia, Russia. E Ucraina, ovviamente: dove ebbe luogo l’incidente. Era la notte fra il 4 e 5 febbraio. Come accade di consueto, si era deciso di esprimere anche a parole quella vicinanza: il senso d’appartenenza all’Idea che rende fratelli, oltre lo spazio ed oltre ogni tempo. Dmytro e un gruppo di ragazzi stavano sistemando gli striscioni. L’affissione era da compiere sul ponte antistante le rotaie della ferrovia. Ma qualcosa andò storto: Dmytro venne agganciato, con lo zaino che indossava, da un treno in transito. Trascinato per diversi metri, per lui non ci fu nulla da fare. La notizia di “blondie”, del suo gesto e della tragica scomparsa, scosse i ragazzi di Napoli.

Appena pochi giorni dopo, una delegazione si riunì di fronte al consolato ucraino: una commemorazione informale e improvvisata. A un mese dalla sua morte, invece, si decise di organizzare un presidio: il luogo, il medesimo. Deposta la corona di fiori e raccolto, soprattutto, un riconoscimento spirituale che tuttora lega Napoli al ragazzo di L’Viv. Nella sezione Berta di via Foria, il ricordo di Dmytro è vivo, palpabile. Nessuno manca di raccontare la sua storia, di celebrare il suo gesto di solidarietà pura ed incondizionata.

“Dmytro vive ogni giorno in noi – dichiara da sempre Giuseppe Savuto, portavoce di CasaPound Napoli e figura di riferimento per l’intera comunità – ed è nostro dovere ed obbligo morale ricordare ogni giorno un ragazzo così giovane, che dall’altra parte d’Europa si è prontamente prodigato per esprimerci solidarietà. Il suo ricordo ci farà sempre da guida, giorno dopo giorno; Dmytro è l’esempio, un esempio di Europa dei Popoli, vicini in un’idea e non accomunati da una squallida moneta unica”. E anche stasera, alle ore 21 presso il centro direzionale, si ricorderà quel nazionalista ucraino così lontano e per sempre, così vicino. Come un Achille, morto giovane da eroe, Dmytro rimarrà nel cuore e nella memoria. Perché “essere un guerriero, significa vivere per sempre”.

Chiara Soldani

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