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In occasione della prima Giornata Nazionale in memoria delle Vittime delle marocchinate vi riproponiamo questo articolo di Alfonso Piscitelli. 

Roma, 7 ago – Il passato che non passa viene rievocato con monotona liturgia per impedire politiche che rappresenterebbero una svolta. Ogni volta che si cerca di frenare il flusso migratorio incontrollato, il paragone d’obbligo è con Auschwitz, i campi di concentramento nazisti, le leggi razziali del ’38. Come se lo Stato di Israele non applicasse politiche ferree di dissuasione dell’immigrazione.

Però attenti ad evocare liturgicamente il passato. Perché c’è un passato sepolto nell’inconscio della nazione che sempre di più emerge, con la forza di un contenuto rimosso ma non cancellato, in questi giorni: il terribile passato degli stupri durante la Seconda guerra mondiale, la ferita delle nostre donne marocchinate.

Le marocchinate: l’inferno sceso in terra ciociara

Vennero al seguito delle truppe francesi i goumier. Anche allora la Francia giocò un ruolo nello scoperchiare la botola. Gli americani stessi diedero il via libera alle violenze come carnale premio di guerra, per soldati che avevano come mira soprattutto il soddisfacimento dei bisogni primari. L’inferno in terra ciociara – ma non solo – cominciò nel maggio del ’44, quando le truppe marocchine furono avanguardia: attraversando i monti aurunci consentirono al XIII Corpo Britannico di sfondare la linea Gustav. Il premio fu degno di una scena di un film dell’orrore anni Settanta. Cinquanta ore di libertà totale.

La furia bestiale delle marocchinate colpì anche vecchi e bambini

Se è lecito chiamarla «libertà». Le donne violentate talora morirono dopo pochi giorni o si suicidarono. Alle sopravvissute capitarono i contagi di sifilide, gonorrea e di altre malattie a trasmissione sessuale. Talora furono violentati anche vecchi, bambini, i pochi uomini che cercarono di opporre disperata difesa. I marocchini agivano a due per ghermire le loro vittime.

La ciociara

Malinconica constatazione, certe istituzioni all’epoca reagirono contro le marocchinate in maniera più sana rispetto a come si comportano i loro epigoni oggi. I parroci, allora, si apposero al dilagare di belve. Per questo, don Alberto che cercò di salvare tre donne, fu legato e sodomizzato per una notte intera. Nel dopoguerra il Partito comunista italiano documentò e denunciò l’accaduto. Un importante intellettuale fascista prima, comunista poi come Alberto Moravia sublimò in arte tragica quell’avvenimento ne La ciociara. E Vittorio de Sica trasformò il racconto in un film da oscar.

Decine di migliaia di stupri

I numeri delle marocchinate? Difficile quantificare: calcoli equilibrati parlano di 60mila stupri. Ma non sono i numeri che contano, è l’avvenimento in sé come simbolo, come archetipo: una oscura invasione che colpisce con violenza il grembo delle nostre donne e che ancora attende giustizia. Vorrei dire agli apprendisti stregoni che ogni giorno cercano di soffocare il futuro con lugubri evocazioni storiche, fondate o sforzate, che in questa Italia in cui ogni giorno tre donne vengono “marocchinate”, un passato sta riemergendo. Come lenire il grido di quelle donne italiane che risuona dall’evo eterno? Solo con lo Jus: con un ferreo esercizio di giustizia romana.
Alfonso Piscitelli

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9 Commenti

  1. Così come le foibe anche questo è un argomento di cui non ricordo nemmeno un minimo cenno sui banchi di scuola a nessun livello.
    Va da se che col tempo ci si documenta e il passato riemerge e fa sempre più giustizia a dicapito di chi ha vinto e scritto la storia a modo suo senza nemmeno chiedere umilmente scusa.

  2. Negli ultimi 10 anni su 1 milione di nuove cittadinanze italiane date, ben 220 mila sono state quelle di marocchini, alcuni possibili nipoti delle moltei migliaia di bestie che torturarono e uccisero donne, bambini e vecchi italiani.Ringraziamo sempre gli immigrazionisti nostrani e i vari globalisti pupazzi della dittatura finanziaria straniera usuraia che vuole cancellare il popolo italiano.

  3. Al Sig. Ramon Trigo. Qui non ci sono scienziati, come lei: qui si vuole parlare di fatti accaduti, di crimini di guerra atroci, commessi dai “liberatori “. Crimini gravi sui quali nessuna giustizia ha sortito effetto. La letteratura ed il cinema possono far conoscere, però nessun magistrato militare ha portato in giudizio il responsabili di questi reati.

  4. ramon trigo, come sei nervoso, la sola evidenza che l’amata (da voi radical chikketosi) francia ha una storia fatta di turpitudini, violenze e prepotenze forse ti turba? Evitaci le supercazzole intellettualistiche che di fregnacce sinistrorse ne abbiamo sentite sin troppe.

  5. […] “Per uno sfizio dei francesi, che dopo l’ armistizio alla Germania volevano sembrare ancora potenti, diedero atto all’inutile operazione Brassard. L’ Elba era vicina alla liberazione, da parte degli alleati. Una mattina 16 giugno 1944 un soldato di colore, armato fino ai denti, venne a prendere mio padre e mio zio, che non vidi più per 4 giorni; un altro, urlando frasi per me incomprensibili strattonava e spingeva me mia madre e mia zia costringendoci a seguirlo.Ci portò davanti ad un tenente francese che parlava italiano il quale, vedendo ragazzine e giovani donne…forse impietosito…ci disse di nasconderci perché nei prossimi giorni sarebbe successo di tutto. Così facemmo e cercammo rifugio a casa di anziani parenti. Nei giorni seguenti i senegalesi e altre truppe assoldate dalla Francia, ebbero per 48 ore la libertà di fare ciò che volevano… Furono giorni di terrore…con uccisioni, stupri e ruberie… Qual è il debito dell’ Elba?”. Forse per l’Anpi dovremmo anche ringraziare i magrebini per le marocchinate? […]

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