Roma, 10 lug – Non si può dire che il presidente delle Filippine ami passare inosservato. Rodrigo Duterte ci ha infatti abituato a dichiarazioni e maniere forti, che hanno spesso destato scandalo soprattutto negli ambienti perbenisti e fedeli allo status quo. Certo, le sparate da Trump orientale a volte rischiano di farlo scivolare nell’esagerazione forse evitabile, ma servono comunque a porre l’arcipelago asiatico al centro dell’attenzione mondiale.

L’ultima provocazione di Duterte è però ancor più pesante del solito, soprattutto se consideriamo che la religione cattolica praticata dalla maggior parte dei cittadini filippini (circa l’80%): “Mi dimetterò se qualcuno riuscirà a dimostrarmi l’esistenza di Dio”, ha detto Duterte durante un discorso su scienza e tecnologia nella città di Davao. Il leader delle Filippine ha poi precisato che questo qualcuno nel caso dovrebbe dimostrare di aver visto e parlato direttamente con Dio. Non solo, Duterte ha tuonato inoltre contro certi principi cardine della fede cattolica, mettendo in dubbio in particolare il concetto di peccato originale. Secondo il presidente filippino sarebbe infatti uno spauracchio utilizzato dalla Chiesa per far soldi attraverso il battesimo.

Duterte non è comunque nuovo ad attacchi di questo tipo. Qualche giorno fa ad esempio, durante un intervento televisivo, aveva tuonato: “Chi è questo stupido Dio? Hai creato qualcosa di perfetto e poi pensi a un evento che possa tentare e distruggere la qualità del tuo lavoro”. Parole che avevano scatenato le ire del vescovo Pablo Virgilio David, capo della Chiesa filippina, e spinto il vescovo Arturo Bastes a definire Rodrigo Duterte “uno psicopatico, una mente anormale che non avrebbe dovuto essere eletta come presidente della nostra nazione civile e cristiana”.

Eugenio Palazzini

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