Roma, 23 mar – Dopo il “mea culpa” d’ufficio di Mark Zuckerberg, che di fatto ha ammesso di non sapere dove siano i dati di milioni di utenti “trafugati” da Cambridge Analytica ed ha messo le mani avanti dicendo che non è escluso che in futuro la sua Facebook verrà nuovamente depredata a fini elettorali, a parlare è Steve Bannon. L’uomo che si voleva colpire – e con lui l’attuale presidente Usa Donald Trump – con uno scandalo pilotato che come è evidente non porta da nessuna parte.
“I dati di Facebook sono in vendita in tutto il mondo”. Chiaro e semplice, così l’ex stratega capo di Trump che secondo l’informatico Chris Wylie, la talpa dello scandalo della Cambridge Analytica, supervisionava il programma per violare milioni di profili Facebook per influenzare le elezioni. Bannon ha parlato durante un convegno del Financial Times a New York e non ha lasciato dubbi: “Non sapevo nulla del mining (estrazione dati, nda) su Facebook”, ha dichiarato in merito alla raccolta dei dati personali.
“Non ricordo” di aver comprato dati Facebook da usare per influenzare gli elettori. Bannon ha puntato il dito contro i “giochetti sporchi” di Scl, la società che controlla Cambridge Analytica, smentendo il coinvolgimento del suo benefattore, finanziatore della campagna di Trump e tra i proprietari della società di dati e analisi al centro dello scandalo, Robert Mercer. “Io ho contribuito a mettere insieme la società”, ha spiegato Bannon, puntando il dito contro Facebook. “I dati sono tutti lì, loro (Facebook) si prendono la vostra roba gratis – ha attaccato – e monetizzano grossi margini, si prendono la vostra vita”.
Adolfo Spezzaferro

Commenta