Roma, 27 feb – Menomale che c’è l’emergenza sessismo e l’Italia è un paese intriso di rozzo patriarcato. Menomale che viviamo nel Medioevo e le donne sono succubi della potestà maschile. A sentire Michela Murgia, tra fascismo e maschilismo le donne dovrebbero tutte fuggire dall’Italia in cui tanti Mussolini, gli uomini, dettano ancora legge. Strano, allora, che un tribunale della Repubblica abbia stabilito che gli embrioni conservati tramite congelamento da una coppia che nel frattempo è scoppiata potranno – nell’ambito della fecondazione assistita – essere impiantati nell’utero della donna al netto del parere della parte maschile, ossia di colui che secondo i piani originari sarebbe divenuto padre e che da oggi sarà totalmente spodestato della facoltà di decidere se divenirlo o no.



La fecondazione assistita secondo i tribunali: l’uomo donatore di liquido seminale

Tanto vale, a questo punto, evitare di addolcire la medicina amara che ci verrà propinata d’ora in avanti. L’uomo, in una coppia che ricorre alla fecondazione assistita, verrà di fatto spremuto per produrre un po’ di liquido seminale. La compagna deciderà poi in totale autonomia come utilizzarlo.

La procreazione, dunque, non sarà più l’atto finale ed estremamente intimo di una coppia di persone, uomo e donna, decisi a divenire genitori. La procreazione, da qui in avanti, sarà un’opzione esclusivamente nelle mani della donna. La quale potrà disporre del liquido seminale dell’ex partner come meglio crede. La volontà dell’uomo, se non di entrambi, di separarsi e di non condividere più la vita insieme varrà zero. Lei potrà divenire madre obbligando, di fatto, lui a divenire padre. Un uomo sarà quindi obbligato a fare un figlio con una donna con cui si è già separato.

A niente varranno le sue ragioni personali che lo hanno indotto a separarsi da lei. O le ragioni di entrambi che li hanno indotti a separarsi. Se lei intenderà fare la madre single, potrà farlo. Con l’inconveniente che un uomo diverrà a sua volta padre di un figlio fatto con una donna con la quale, evidentemente, non intende condividere la propria esistenza. Figuriamoci la prole.

L’evitabile morale della magistratura

La magistratura conduce e dirige la morale di questa nazione con molto più vigore di quanto non faccia il Parlamento, luogo privilegiato a far nascere le norme che dovrebbero essere emanazione della volontà della maggioranza dei cittadini. Come si sia finiti in questo baratro di nichilismo e di intreccio dei poteri dello Stato, non si sa. Si sa però che questa vicenda fa emergere problematiche collegate che creeranno non pochi grattacapi.

Il mantenimento del figlio, ad esempio, spetterà ad entrambi dato che i genitori sono due. Dunque al padre, pur non avendo affatto desiderato di divenir tale, sarà probabilmente imposto post fecondazione assistita il mantenimento di quel figlio che risulta essere a tutti gli effetti il capriccio della donna che desiderava ad ogni costo provare l’ebrezza della maternità.

Pensate se la separazione dei due avvenisse a causa di un tradimento di lei, e sempre lei, successivamente, potrà comunque divenir madre, imporre al cornuto di divenir padre ed avviare la battaglia legale per pretendere da quest’ultimo l’impegno economico e patrimoniale consistente nel mantenimento. Evento, quest’ultimo, che dovrebbe verificarsi solo nel caso in cui la prole sia logicamente frutto della volontà di procreare di entrambi i genitori. Il caso in oggetto, da parte sua, spalanca le porte della dottrina e della giurisprudenza ad una casistica sterminata che potrà ricomprendere l’obbligo per il padre di far fronte al suddetto mantenimento.

Sotto attacco è la figura del padre

Al netto dei sepolcri imbiancati che stanno esultando per la vittoria della causa femminista sulla fecondazione assistita, è lecito pensare che questo sia un ulteriore passo verso la deriva sassantottina intrapresa dall’Italia e per la quale la figura del padre, simbolo eminente di rigore, verrà sminuita sino a ridurla ad un essere umano vilipeso, castrato delle sua volontà e spremuto per tirargli via quel po’ di sperma necessario ad appagare le voglie materne della fu compagna.

Niente di peggio potrebbe accadere, perché in tal modo verranno meno le colonne portanti necessarie alla vita di un figlio e che ad oggi risultano per la legge indispensabili per creare una famiglia. Difatti una famiglia si basa sul matrimonio, e ad oggi solo un uomo e una donna possono sposarsi. Ma alla luce della sentenza sulla fecondazione assistita in oggetto verrà sganciata la procreazione dalla presenza di una coppia formata da un uomo e una donna. E se questa coppia non sarà più necessaria, risultando necessaria la sola volontà della parte femminile, per quale motivo non potranno diventare genitori, di fatto anche se non di diritto, due persone dello stesso sesso? La sinistra arcobaleno sta esultando, e, come di consueto, c’è da piangere.

Lorenzo Zuppini

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5 Commenti

  1. “La procreazione, da qui in avanti, sarà un’opzione esclusivamente nelle mani della donna.”

    Guardi che era già così prima che venisse emessa questa sentenza. La Cassazione aveva già stabilito, ad esempio, che una donna può rimanere incinta con l’inganno, facendo finta di aver preso la pillola o avendo rubato lo sperma da un profilattico usato; o addirittura dopo aver stuprato un uomo; e persino in casi come questi, l’uomo è obbligato a diventare padre e pagare gli alimenti.

  2. Premetto che non ho letto la sentenza, ma dall’articolo sopracitato se ne desume la sintesi, e sarà questa che commenterò. E’ stata scritta attraverso la legge una oscura pagina sotto il profilo della parità di trattamento tra i sessi.
    Una sentenza molto in linea con i modaioli e imperanti dettami del femminismo; ma come la mettiamo con l’articolo 3 della Costituzione che sancisce l’eguaglianza dell’uomo e della donna di fronte alla legge?
    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
    E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
    Il maschio ridotto a puro fornitore di liquido seminale a disposizione delle richieste femminili anche dopo la fine di un rapporto, privo di diritti uguali a quelli della donna e oberato da doveri sapientemente imposti.
    Evidentissima la disparità di trattamento in base al sesso; personalmente ritengo che principi di rango costituzionale debbano sempre prevalere su principi di altra natura che gli sono in ogni caso subalterni.
    La maternità intesa come libera scelta (come è giusto che sia dato il pesante onere) e la paternità imposta per legge prima che avvenga (sconcertante e discutibilissimo); uno scenario da far ribollire il sangue anche alla persona più pacifica.
    Tutta la mia non ammirazione per questa sentenza, lesiva nel profondo della dignità maschile (almeno dal mio punto di vista personale).
    Chi ne ha voglia può leggersi il mio articolo su Controvento Notizie dal titolo “Attacco al padre per distruggere la famiglia”.
    E’ ora però che i maschi occidentali prendano atto e conoscenza di situazioni come queste in cui si potrebbero venire a trovare per il solo fatto di essere di sesso maschile e chiedano sempre l’applicazione certa dei principi costituzionali come il fondamentale articolo 3.

    Riccardo Sampaolo

  3. In risposta a quanto affermato da Pietro e di cui prendo atto , non ne ero dettagliatamente a conoscenza, ma motivo in più per continuare a ribadire che tali dispsizioni della legge oltre che essere lesive della dignità maschile sono il diretto risultato dell’infiltrazione nel diritto del femminismo giuridico, il quale in queste forme è forse palesemente incompatibile con l’articolo 3 della Costituzione.
    Aggiungo anche che vi è si l’obbligo di rispettare la legge, ma la si può e si deve criticare quando si ravvisino criticità ,mettendone in luce i risvolti negativi che forse il legislatore aveva sottovalutato. Questo può e deve farlo anche il comune cittadino.
    La pagina del diritto che è stata scritta in questo caso è pessima.

    Riccardo Sampaolo

  4. In riferimento a quanto detto da Pietro, e di cui non ne ero dettagliatamente a conoscenza, se le cose stanno così è solo una ulteriore dimostrazione che l’attuale legislazione è fortemente infiltrata dal femminismo giuridico, la cui compatibilità con l’articolo 3 della Costituzione è a dir poco estremamente dubbia.
    Le leggi e le sentenze vanno rispettate ,ma è compito costituzionalmente garantito il poterle criticare da parte di qualsiasi cittadino, anche per evidenziare al legislstore eventuali risvolti negativi originariamente sottovalutati.

  5. Attraverso una sentenza della Magistratura abbiamo appreso che di fronte alla legge l’uomo e la donna non sono uguali e non hanno gli stessi diritti, dato che dinanzi a un ovulo fecondato, esterno a enrambi i genitori, decide un solo genitore, quello femminile, mentre quello maschile deve solo fornire lo sperma e pagarne tutte le altre conseguenze senza aver potuto decidere nulla.
    Eventuali congetture, del tipo che l’uomo sarebbe mosso solo da motivazioni economiche, sarebbe non solo un banale stereotipo, ma significherebbe attribuire ad un intero genere sessuale uno specifico comportamento, cosa questa, che sarebbe palesemente sessista e quindi confliggente con l’articolo 3 della Costituzione che riconosce, giustamente, l’uguaglianza dei sessi, senza opinabili distinzioni.

    Riccardo Sampaolo

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