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Fuoco, Dèi e Silicio: dialogo con l’AI

by La Redazione
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Fuoco Dèi e Silicio

Roma, 2 ott – Prima domenica di settembre ’25, in autostrada di ritorno da Grosseto. Chilometri di coda, tre incidenti, uno in fila all’altro. Quattro militanti a bordo del veicolo fermo, uno è il responsabile della sezione. È pomeriggio pieno, il sole picchia come un pugile irlandese di un altro secolo. È da quel viaggio che prende forma Fuoco, Dèi e Silicio (Altaforte Edizioni, 258 pagine, 20,00 €, disponibile qui), un dialogo con l’intelligenza artificiale nato quasi per caso e poi sviluppato attorno ad alcune delle questioni politiche, sociali e filosofiche del nostro tempo.

Una domanda all’intelligenza artificiale

Fra un’imprecazione e l’altra, uno dei passeggeri scorre le notizie proposte dal browser. Solite notizie, sempre più simili fra loro: ragazza violentata e fatta a pezzi, anziana derubata e stuprata precipita dal balcone, ragazzino abusato da coetanei ricoverato in ospedale. Le considerazioni si accavallano, poi si decide di chiedere all’AI cosa ne pensi: se lo Stato non garantisce più la tutela dei diritti, cosa potrebbe succedere a livello sociale? La risposta è spiazzante, perché invece di mettere sul piatto le solite scuse politicamente corrette, l’AI quell’analisi la fa davvero, e inizia a elencare una serie di possibili eventi a catena, individua gruppi che ne beneficerebbero, inquadra il tutto da un punto di vista di critica sociale. Un paio di ore dopo, quasi arrivati a Piacenza, l’AI aveva già ipotizzato un crollo sociale dello Stato contrattuale e aveva abbozzato un vero e proprio nuovo mondo, basato su riferimenti che credevamo censurati. Posta di fronte a ragionamenti oggettivi e “nostri”, l’AI vaglia tutto il materiale cui ha accesso e interpreta la realtà facendo ipotesi che deviano in modo deciso dal percorso ritenuto “buono”.

Dal viaggio al libro

Arrivati a destinazione, i quattro avevano già deciso di farlo di nuovo, che quella conversazione non bastava: nei giorni seguenti avrebbero intavolato altri dialoghi con l’AI, su temi come i modelli sociali ed economici, la tecnica, l’immigrazione, l’ideologia green, i disordini e le rivolte che a più riprese stanno attraversando l’Europa, la guerra ibrida, l’UE, la svolta moralista post-PCI, il Mito e Roma… Oggi, all’inizio di ottobre ’26, centinaia di licei e università francesi sono in fiamme, Ceuta è assediata e preda della barbarie, le notizie italiane sono sempre più cruente, e tutti sembrano indicare nell’intelligenza artificiale il nostro nuovo anticristo personale, malvagia entità che pare voglia divorare l’Occidente – qualsiasi cosa esso sia. Eppure, l’AI sa quello che noi vogliamo che sappia, e ragiona come noi vogliamo che ragioni: il problema è l’AI, oppure forse è chi la gestisce e con che scopi? In questo contesto non conviene correre più forte degli altri, agguantare le redini e imboccare la direzione che vogliamo?

Di più: la tecnica è uno strumento nelle mani dell’uomo oppure è diventata una forza capace di orientarne pensieri, desideri e comportamenti? Il confronto con l’AI non è privo di ambiguità, perché essa può organizzare argomenti, proporre collegamenti e sviluppare scenari, ma può anche amplificare le premesse di chi la interroga ed essere a sua volta influenzata, in uno scambio continuo di tensione che è diventato parte integrante del rapporto. Non dobbiamo staccare la corrente e accendere ceri, ma porre le domande che ci preme fare, mettere alla prova le sue risposte, riconoscere i limiti nostri e dello strumento, per scoprire come superare il limite tecnico e far avanzare il pensiero umano.

L’AI come specchio e materia prima

L’operazione in questo libro è almeno doppia: da un lato si usa l’AI come specchio oracolare da spingere oltre gli elementi che normalmente vengono censurati o ridotti a slogan, e si osserva fino a che punto riesca a ragionare fuori dagli schemi; dall’altro la si usa come materia prima, come confronto capace di svolgere immediate ricerche d’archivio, sempre ricordando che le sue risposte, anche quando diventano allucinazioni o costruiscono sistemi iperbolici, devono darci spunto per riflettere su cosa stiamo diventando, su cosa potremmo ancora diventare, e soprattutto su cosa vogliamo diventare.

La Redazione

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