Milano, 23 ago – Volkswagen vettura del popolo, come letteralmente si chiama? Nein, niente affatto. Il colosso tedesco dell’auto è piuttosto un membro attivo di quel fronte, ricchissimo e potentissimo, che promuove e sostiene il pensiero unico, il globalismo e le politiche migratorie che tristemente conosciamo. Lungi dall’essere una novità o una sorpresa, tale posizionamento è confermato dalla “battaglia” annunciata dal costruttore di Wolfsburg contro il partito sovranista AfDDi cosa si tratta? Si faccia bene attenzione, perché questi giganti industriali e finanziari sono furbetti, sono soliti unire l’utile (in senso proprio economico) al dilettevole (nel senso della bella faccia politically correct). La casa automobilistica, infatti, ha deciso di coprire con delle “strisce di cartone” tutti i manifesti pubblicitari dei propri veicoli affissi nelle strade delle città dove saranno in programma comizi dell’AfD. Si comprenderà facilmente come si tratti di una pubblicità sulla pubblicità applicata alla lotta politica.

Sete di schiavi a basso costo

Già perché la Volkswagen fa politica, eccome. La fa anche ribadendo “profondo dissenso” rispetto alle idee dei nazionalisti, specie in materia di immigrazione. Anche qui le ragioni sono facilmente comprensibili e rimandano alla sete cronica di manodopera a basso costo della grande industria. Ecco quindi che VW non interverrà solo coprendo i propri cartelloni, ma anche “oscurando temporaneamente” il suo logo nei palazzetti sportivi che ospiteranno manifestazioni dei sovranisti. È il caso della conferenza programmatica che l’AfD terrà presso il palasport Volkswagen Halle, nel comune di Braunschweig; l’intenzione è di “occultare con un telone” il marchio aziendale inciso sulla facciata dell’arena per tutta la durata della congresso.

E i sindacati spalleggiano l’azienda


Le posizioni dei “padroni” sono – anche in questo caso nessuna sorpresa – condivise dai sindacati dei lavoratori della casa costruttrice. Un loro rappresentante ha sentenziato: “Il programma di quel partito va palesemente contro i principi alla base della nostra filosofia produttiva, improntata alla tolleranza, al rispetto delle diversità e alla solidarietà. Di conseguenza, il nome Volkswagen sparirà momentaneamente da tutti i luoghi in cui metteranno piede esponenti sovranisti”. Quella che il colosso dell’auto ha definito un'”azione dimostrativa” ha ricevuto una secca replica da parte del movimento preso di mira. Alice Weidel, capogruppo AfD al Bundestag, ha infatti accusato la casa della Bassa Sassonia di essersi ormai “politicizzata”, rassicurando tutti che il suo partito continuerà a “combattere per la sicurezza e la sovranità della Germania”, nonostante gli abbiano dichiarato guerra “tutti i poteri forti: le grandi banche, i colossi dell’industria e i giornaloni buonisti”. Auf Wiedersehen, Volkswagen. Arrivederci (ex) vettura del popolo, fondata nel 1937 per volere dell’allora Cancelliere tedesco.

Fabio Pasini

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