Roma, 5 feb – Gli studenti vogliono “un’altra Maturità”, ma nella sostanza non vogliono gli esami scritti, appena reitrodotti dal ministero, come si legge anche sulla Nazione.

Studenti, no a “questa Maturità”, ma soprattutto agli esami scritti

Gli studenti protestano, scendono in piazza. E lo fanno rivestendo di presunta “giustizia” la loro manifestazione di presunto dissenso. Non si potrebbe fare altrimenti, perché specialmente in giovane età, nessuno ammetterà mai di desiderare qualcosa di più facile e comodo. Nessuno ammetterà mai di sfruttare – consciamente o inconsciamente poco importa – una situazione come quella venutasi a creare negli ultimi anni per avere un’esistenza più leggera e meno impegnativa.

Il pretesto è piuttosto debole: “Non siamo stati preparati a questo per colpa della dad”, è il sunto. Ma una prova scritta è semplicemente una prova scritta, ci si può preparare a casa. All’università è una realtà comune, e questi ragazzi dovranno affrontarla già il prossimo anno, l’università. Senza contare che nelle settimane precedenti alle prove di ogni esame di Maturità ci si è sempre formati in casa. Puntare sulle difficoltà della scuola, e sul vergognoso modo in cui essa è stata trattata (a danno, tra l’altro, anzitutto degli studenti stessi) puzza di una sola cosa: vigliaccheria.

Ma la colpa, che ci si creda o meno, non prioritariamente dei ragazzi. Essi sono il frutto di tante componenti olistiche e pedagogiche di massa. Le stesse di una società che ha fallito tutto.

Una società che ha fallito tutto

Abbiamo a lungo criticato la politica criminale del governo contro la scuola e sì, anche contro i ragazzi. Non solo per l’importanza dello studio nella vita di un giovane, ma anche per i suoi aspetti sociali, barbaramente compromessi per inseguire un virus dello zerovirgola, tra l’altro – nel loro caso – praticamente innocuo. Adesso critichiamo la sempreverde tendenza dei giovani ad approfittarsi degli spazi di debolezza che gli adulti gli concedono, e da sempre più tempo. Da decenni, oseremmo dire.

Perché se gli studenti non se la sentono neanche di affrontare una prova scritta (o meglio, preferiscono non “averla tra i piedi”, per trovare una strada più facilmente spianata verso la promozione: perché questa è la cruda verità, nella stragrande maggioranza dei casi) la colpa è di due elementi della società che negli ultimi cinquant’anni hanno smesso di formare le generazioni: i genitori e la scuola.

Ma i genitori laschi, deboli e indifferenti all’educazione sono a loro volta frutto delle scuole sempre più deboli, in un processo di contaminazione reciproca che ci ha portati, dopo tanti anni, alla situazione tragica che osserviamo adesso: giovani che non solo pretendono di dettare legge, ma anche giovani ignoranti, superbi, che manifestano per avere la vita più facile (senza confessarlo apertamente, perché – per carità – nessuno è fesso, per italianizzare una celebre espressione napoletana).

Il fallimento della liberaldemocrazia sta tutto qui. Anche nella formazione di generazioni sempre più deboli e ignoranti. Ma soprattutto con nessuna voglia di uscire dall’ignoranza e la mediocrità.

Stelio Fergola

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3 Commenti

  1. La demolizione della conoscenza è voluta dalle elites globaliste e loro burattini italiani.E’ piu’ facile rendere schiavo un ignorante rispetto ad uno che è conscio dei propri diritti e doveri.

  2. Le soluzioni per accontentare gli studenti ci sono; per esempio quella che a loro andrebbe più che bene e sarebbe la seguente: Rilascio del diploma senza esami ma dietro semplice domanda scritta e firmata in originale. Sarebbe anche la soluzione definitiva al problema della fuga di cervelli dall’Italia verso altri Paesi, o meglio più che fuga, inversione. Chiedetevi perché.

  3. […] Gli studenti protestano, e lo sappiamo bene, con tutta l’amarezza che ciò comporta. Il 60% secondo i sondaggi non vuole le prove scritte. Ma un dato moderatamente triste emerge pure dalle domande agli insegnanti. I docenti si eprimono favorevolmente agli scritti, pure per ciò che concerne la terza media. Il sondaggio, condotto da Tecnica della scuola e riportato da Skuola.net, ha coinvolto 1504 lettori che si sono espressi a riguardo. Il 63% degli insegnati è a favore del ritorno degli scritti, mentre il 36% ha affermato di preferire una “prova più semplice”. Un dato, quello della minoranza, piuttosto allarmante, anche se giustificata non certo con un percorso lavorativo più agevole (quale sarebbe, oggettivamente), ma con le difficoltà vissute dagli studenti durante la pandemia. […]

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