Panmunjom, 27 apr – Svolta storica per la Corea, ieri il leader nord coreano Kim Jong Un ed il presidente sud coreano Moon Jae-In si sono incontrati nel villaggio di Panmunjom. L’incontro era organizzato come tappa del processo di denuclearizzazione delle due Coree e si è tenuto nella cosiddetta DMZ, la zona demilitarizzata che separa il nord comunista dal sud alleato degli Usa. La svolta storica è avvenuta quando, trovatisi faccia a faccia, dopo una lunga stratta di mano, separati solamente dalla balaustra di cemento che segna il confine tra i due stati, il presidente della corea del sud Moon Jae-in ha invitato con un plateale gesto della mano Kim Jong Un a varcare il confine diventando così il primo leader della Corea de Nord ad entrare ufficialmente nella Corea del Sud.

Sarebbe bastato questo a rendere l’evento memorabile se non fosse che dopo aver passato la cortina che li separava anche Kim Jong Un, il supremo leader della Corea del Nord ha invitato il suo interlocutore ad “invadere” la Nord Corea. Dopo un primo momento di stupore, mano nella mano, il presidente sudcoreano Moon ha passato verso nord il confine dando all’incontro la dimensione di passaggio epocale per le due corree. Singolare il caso del presidente Moon figlio di rifugiati scappati proprio dalla Corea del Nord durante la guerra del ’50-’53 a bordo di un cargo delle Nazioni Unite.

I due leader hanno avuto anche un sincero dialogo semi privato proprio sulla linea del confine che è trapelato e viene riportato in queste poche ma emozionate frasi:

Presidente Kim Jong Un: Sono felice di incontrarti. Sono così felice

Presidente Moon Jae-in: c’era qualche difficoltà a venire qui?

Kim: Niente affatto.

Moon: è un piacere incontrarti.

Kim: In effetti, sono così pieno di eccitazione a causa dell’incontro in questo sito storico. E mi ha commosso il fatto che tu sia venuto fino a ricevermi alla Linea di demarcazione militare a Panmunjom.

Moon: è stata la tua decisione coraggiosa e coraggiosa che ci ha permesso di arrivare così lontano.

Kim: No, no, per niente.

Moon: abbiamo fatto un momento storico.

Kim: Sono felice di incontrarti.

Moon: vorresti per favore stare da questa parte?

e dopo aver portato Kim a Sud della cortina

Moon: Sei venuto al lato sud, quando potrò venire al Nord?

Kim: Forse è il momento giusto per entrare nel territorio nordcoreano. E lo ha portato a Nord

Dopo questo semplice quando storico passaggio i due leader sono entrati nella “Casa della Pace” , il palazzetto dove si è svolto il meeting, per uscirne solamente al tramonto dichiarando che “il conflitto è concluso” e che si “lavorerà insieme per la denuclearizzazione della penisola”. E nella dichiarazione congiunta firmata dai due si legge che “non ci sarà più guerra nella penisola coreana e quindi è iniziata una nuova era di pace”. In più il supremo leader nord coreano Kim Jong Un, ha detto che le Coree sono “collegate dal sangue come una famiglia e compatrioti che non possono vivere separatamente”.

Una vittoria che per il presidente sud coreano Moon corona gli sforzi di una intera carriera politica, mediatore dei vertici tra le coree già undici anni fa quando era a capo dello staff del presidente del Sud Roh Moo-hyun, oggi ha tagliato il suo traguardo muovendo quei pochi storici passi oltre il confine Nord Coreano. Donald Trump si dice impaziente di incontrare il supremo leader Kim Jong Un e la Casa Bianca ha espresso la speranza che “i colloqui realizzeranno progressi verso un futuro di pace e prosperità per l’intera penisola coreana”. Tuttavia ci sono dei dettagli che non possono essere ignorati, se il portavoce di Moon dice che il leader nord coreano è “disposto ad andare alla Blue House ( residenza presidenziale del Sud) in qualsiasi momento”.

Rimangono aperte le questioni del pesantissimo embargo economico imposto alla Corea del Nord per la questione dei test con i missili balistici (ICMB), che preclude al governo del Sud di offrirle aiuti economici e la questione del trattato di pace che va scritto essendo ancora i due paesi formalmente in stato d’armistizio, sottoscritto ben 65 anni fa il 27 luglio data simbolica in cui i due hanno dichiarato che si incontreranno per “fare la pace”.

Di certo la differenza di sistema politico-economico non favorisce una immediata e non calibrata unificazione, si potrebbe immaginare più una struttura di nazione a geometria variabile per evitare l’effetto post muro di Berlino in cui i cittadini della zona comunista si riversassero nella liberale ed economicamente sviluppata zona Sud. Anche la questione del regime dinastico nordcoreano potrebbe causare qualche intoppo nel processo di unificazione dovendo confrontarsi appunto, un sistema di potere autocratico di stile Maoista con le pratiche democratiche del Sud. Kim sa bene che una eccessiva apertura non controllata indebolirebbe la sua posizione, ma sa anche che il confronto muscolare con gli Usa non farà che aggravare le sanzioni economiche conto il Nord già economicamente depresso.

In più c’è l’assetto geopolitico ad impensierire lo scacchiere dell’est e sud est asiatico. La Nord Corea è la storica alleata (minoritaria) di Cina e Russia, se è vero come è vero che questi rapporti, con Mosca in primis, si stanno via via allentando e ridefinendo, la Cina del presidente Xi Jinping ha da tempo preso di mira la Corea del Sud, “colpevole” di ospitare sul suo territorio il sistema anti-missille Usa THAAD.

Anche la presenza, e la ben più importante legittimità, degli Usa in Asia verrebbe indebolita, Christopher Green, ricercatore senior della penisola coreana per l’International Crisis Group ha affermato che “si sarebbero già sollevate voci a domandare: perché le truppe statunitensi sono ancora qui se siamo in pace in Corea del Nord?”. Ed anche il Giappone, storica vittima dello spionaggio nord coreano, i cui cieli sono stati recentemente sorvolati dai missili di Pyongyang, dovrebbe rivedere il suo approccio geopolitico con la questione delle rivendicazioni cinesi, vietnamite, filippine.

Alberto Palladino

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