Home Approfondimenti L’Eni sfida le stelle: energia per l’Italia dalla fusione nucleare

L’Eni sfida le stelle: energia per l’Italia dalla fusione nucleare



Roma, 24 giu – Da piazzale Enrico Mattei arrivano notizie incoraggianti sulla questione energia: infatti, il colosso italiano ha recentemente accelerato sul percorso di sviluppo che secondo loro porterà – entro il 2030 – l’Italia ad essere completamente autosufficiente e potente dal punto di vista energetico, con l’ambizione di eliminare la dipendenza dalle importazioni di gas russo. Come? Con la sfida tecnologica, scientifica e tecnica della “fusione a confinamento magnetico”.

Energia infinita

La fusione di due nuclei d’idrogeno libera un’enorme quantità di energia ed è la reazione fisica, totalmente naturale, che alimenta il Sole e le altre stelle. Il suo grande vantaggio è che non emette gas a effetto serra, né sostanze fortemente inquinanti o altamente radioattive, rendendola una fonte energetica estremamente interessante. Inoltre, è virtualmente inesauribile perché utilizza come combustibile una miscela di elementi molto facili da ottenere, e cioè deuterio e trizio, due isotopi dell’idrogeno: il deuterio è ricavato dall’acqua di mare, mentre il trizio può essere prodotto da una reazione fisica con il litio. Elemento – quest’ultimo – recentemente trovato in ricchi giacimenti sul Reno (in Germania) ed ultimamente anche qui in Italia, in aree fortemente geotermiche come la zona nord di Roma e Viterbo e nell’area Vesuviana. L’obiettivo a cui tutto il mondo sta lavorando è realizzare la prima centrale a fusione in grado di immettere in rete energia elettrica a zero emissioni di gas climalteranti. Eni in collaborazione con Cfs (Commonwealth fusion systems – di cui Eni è azionista di maggioranza) prevede di arrivare a mettere in funzione il primo reattore pilota SPARC nel 2025. Attività a cui collaborano i centri di ricerca del progetto Enea di Frascati e il Cnr “Ettore Maiorana” di Gela. Una sfida prima di tutto industriale e tecnologica a cui Eni collabora in posizione di primo piano e a cui contribuisce con il suo supercalcolatore HPC5 – che con la sua grande potenza di calcolo, permette di utilizzare modelli matematici molto complessi per descrivere la fisica del plasma e simularne il comportamento. 

Ripercussioni politiche

“Siamo negli Stati Uniti per dare gas all’Europa, ma al centro ci mettiamo l’Italia”, ha dichiarato Descalzi (Ad di Eni)“una vera rivoluzione”. Il prototipo pilota si prevede pronto nel 2025 e stando ai piani comunicati, l’impianto dovrebbe diventare pienamente operativo cinque anni dopo. Margini di sorpresa in imprese di tale portata non possono essere esclusi, molti elementi accreditano tuttavia come possibile (stavolta) un successo che potrebbe consegnare nelle mani dell’Italia il monopolio mondiale di questa tecnologia, dato che reattori e manutenzioni saranno nelle mani del cane a sei zampe. Non dipendere più da Gazprom è tra i sogni nel cassetto della società italiana che attraverso questa sfida vuole affrancare l’Italia e ovviamente il resto del mondo dall’uso del gas e guidare la transizione ecologica verso un nucleare spurgato dalle sue problematicità più vistose come radioattività e scorie. Quel che resta da capire è se l’Italia intenderà scommettere sulla via indicata dagli uomini di piazzale Mattei e decidere di entrare a gamba tesa nella storia con una partecipazione più attiva e un sostegno più deciso a dei progetti di potenza che potrebbero riscrivere le posizioni geopolitiche e gli assetti mondiali. La fusione si farà e una rivoluzione epocale di questo genere non può non essere italiana. Non possiamo più permettere – come successo in passato – che altri godano del nostro genio.

Sergio Filacchioni

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