Roma, 4 lug – La tragedia consumatasi ieri sulla “Regina delle Dolomiti”, la Marmolada, lascia anche ai più esperti alpinisti molti interrogativi. Il celebre monte che domina le vette bellunesi, trentine e altoatesine, è da sempre testimone di sconvolgimenti naturali e umani. Teatro infuocato nella prima guerra mondiale, essa subì svariate modifiche della sua fisionomia geologica a causa di mine e cannonate. Ieri, purtroppo, la Marmolada ha liberato un enorme seracco che ha travolto decine di persone in cordata sul famoso ghiacciaio. Sette morti accertati, decine i dispersi; una tragedia che ha lasciato sgomento l’intero mondo e fa interrogare lo stesso sui cambiamenti climatici in corso.

Per approfondire la situazione alpina e, più in generale, legata ai ghiacciai, abbiamo intervistato l’amico alpinista Riccardo Bergamini. Classe 1976, padre di 8 figli, Riccardo Bergamini è un alpinista lucchese che in montagna ha compiuto imprese memorabili. Ha sulle spalle oltre una quindicina di spedizioni che lo hanno portato alla conquista di alcune delle più alte vette del mondo.

Dall’Asia al Sud America, per arrivare in Africa e, ovviamente, qui, nella sua amata Europa, Riccardo ha conosciuto i tetti del mondo e le problematiche ad essi legate. Tra queste, vi sono certamente anche gli altissimi rischi e pericoli che la montagna cela tra le sue rocce e i suoi ghiacci. Dalla mancanza di ossigeno alle temperature glaciali, fino però ad arrivare, soprattutto negli ultimi anni, ad anomali fenomeni atmosferici legati a venti caldi e scioglimento dei ghiacci. Come gran parte degli alpinisti Riccardo deve fare i conti anche con questi fattori. Anche su quella Marmolada che ha scalato più volte.

foto: Soccorso Alpino

Ciao Riccardo, tu hai scalato diverse volte la Marmolada; hai mai avuto sentore di pericoli come quello accaduto ieri?

Ho salito più volte la Marmolada in tutte le stagioni. Salite da più versanti, con la presenza di neve dal parcheggio delle macchine presso il lago Fedaia o in condizioni simili (di solito si trovano a fine estate) a quelle presenti in questi giorni. Il sentore che mi crollasse un seracco all’improvviso addosso non lo ho mai avuto. Altrimenti nessuno ne rimarrebbe schiacciato. Si può avere la cognizione della via di salita, quella si, in base all’innevamento, ai crepacci aperti o chiusi o a piccole o grandi frane di sassi presenti sul ghiacciaio. E si può avere la paura che un seracco crolli sopra di te. Paura sensata, perché i seracchi crollano, infatti nel possibile si tende sempre a starci il meno possibile al di sotto.

Cos’è successo ieri e perché si è staccato il ghiacciaio?

Purtroppo è crollata una parte di un seracco sotto punta Rocca, poco al di sopra della via normale di salita a Punta Penia, la cima più alta della Marmolada. Il crollo di un seracco è un fatto naturale, più probabile con forti sbalzi di temperatura, ma non prevedibile anche in queste condizioni. Certo la situazione era più rischiosa, ma questi crolli possono accadere sempre, anche con temperature più rigide e al di sotto dello zero termico. E nemmeno quello si può prevedere. In montagna, come in altri luoghi, il rischio zero non esiste.

Riccardo Bergamini sul ghiacciaio della Marmolada

In più di un’occasione ti sei trovato a salire gli ottomila. Quali differenze trovi tra i ghiacciai dell’Himalaya e quelli sulle nostre Alpi?

La differenza è enorme, soprattutto per le dimensioni. Se si intende per il ridimensionamento dei ghiacciai, sulle nostre Alpi quest’anno si può notate a vista d’occhio, anche perché quest’ultimo inverno è stato magro di precipitazioni nevose. Comunque solo lo scorso anno di questi tempi i ghiacciai erano in uno stato decisamente migliore con ancora molta neve fresca e con svariate nevicate che avvennero nel mese di luglio. Un anno fa, non un secolo fa.

Quanto incidono in questi incidenti i surriscaldamenti climatici e le grandi invasioni turistiche?

Sul crollo del seracco le “invasioni turistiche” non hanno rilevanza se non nella logica di avere un maggior numero, purtroppo, dei dispersi e dei deceduti. Soprattutto se accadono crolli di questo tipo in montagne belle e famose e di non difficile ascesa e avvicinamento come la Marmolada. Sul riscaldamento climatico, non essendo un climatologo non posso esprimermi più di tanto. Posso solo dire che lo scorso anno salii la Marmolada di questi tempi e il rischio maggiore erano le valanghe per la presenza di ancora tanta neve.

foto: Riccardo Bergamini

Queste tragedie si possono evitare?

Se questa tragedia si poteva evitare? Non credo. Perché se non fosse accaduta, nei giorni successivi, negli stessi orari, avremmo visto cordate sia in salita che in discesa. Personalmente con queste temperature e queste condizioni dei ghiacciai suggerisco di salire prestissimo la mattina per riessere all’ora di pranzo al parcheggio delle macchine. Se non fosse possibile, anche per la condizione fisica di ognuno, meglio fermarsi a dormire in un rifugio e aspettare il giorno seguente per scendere.

Ti è mai successo di trovarti in una situazione analoga?

Una cosa analoga no, altrimenti non sarei qui a raccontarla. Se poi parliamo di caduta in un crepaccio o cadute da pendii per distaccamento della neve sotto gli scarponi, si. Anche a oltre 7.000 metri. Ma è da mettere in conto per coloro che praticano alpinismo a tempo pieno e che frequentano le catene montuose più alte in tutto il mondo.

Riccardo Bergamini

Quali suggerimenti vuoi dare ad alpinisti ed appassionati di montagna che leggono il Primato Nazionale?

Di non credere alla narrazione della montagna assassina o che la colpa di tutto ciò è del nostro “sempre” sbagliato stile di vita.
La montagna fa il suo corso, è un corpo vivente e va saputa leggere e rispettare. Ha i suoi tempi che non sono i nostri. La montagna non sa se noi siamo presenti o assenti nelle sue pareti. Non uccide nessuno di proposito. Nei tempi passati sono avvenute tragedie analoghe in periodi così detti glaciali. E ho perso un amico durante una ascesa al Monte Bianco con temperature al di sotto allo zero termico, scomparso proprio per un crollo di un seracco. Dobbiamo avere l’umiltà di capire che l’uomo non può gestire e comandare il creato. Da parte mia questa è soltanto superbia.

Andrea Bonazza

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3 Commenti

  1. Ottimo articolo a riguardo. Gli sciacalli del GW antropico userebbero di tutto per amplificare tutte le bufale raccontate, quindi anche le disgrazie come in questo caso. Ci sono stati periodi gelidi e le valanghe sono sempre esistite anche di ghiaccio. Nel Medioevo ci sono stati periodi caldi e siccitosi documentati da scritti e testimonianze storiche, con ghiacciai che erano scomparsi. Negli anni 70′ del 1900 si parlava addirittura di raffreddamento globale.

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