Roma, 3 ott – Giorgia Meloni liberal conservatrice ma anche critica della globalizzazione. Quanto meno, della globalizzazione senza freni, senza regole. Un concetto interessante, da sottolineare, nel contesto di una valutazione realistica e non necessariamente catastrofica di ciò che potrà concretamente realizzare il prossimo governo, un argomento sul quale già abbiamo riflettuto approfonditamente e che continueremo ad approfondire adeguatamente in futuro. E sul quale già riflette il premier in pectore durante il raduno di Coldiretti tenutosi nella giornata di sabato a Milano.

“Non disturbare chi produce ricchezza e chi vuole assumere”

Partiamo da ciò che sapevamo già, ovvero l’approccio economico che si avvia ad avere il prossimo esecutivo: “Ciò che compete allo Stato è non disturbare chi produce ricchezza e, semmai, ridistribuirla nel minore dei modi“. In queste parole del futuro premier c’è tutto l’orientamento socio-economico della destra attuale, a dispetto dei deliri della cultura mainstream sul presunto “fascismo” del presidente di Fratelli d’Italia. Un concetto per certi versi sbagliato, per altri giusto, ma che sposta l’ago della bilancia anzitutto sul sempreverde concetto di “Stato che fa poche cose ma che le fa bene”, ovvero la giustificazione primaria del liberismo sfrenato che ha rovinato la nostra economia negli ultimi trent’anni. Inoltre, la stessa bilancia sembra pendere decisamente più sul mondo imprenditoriale che su quello dei lavoratori dipendenti (beninteso che qualsiasi approccio vagamente ispirato a una reale  “terza via”, dovrebbe tenere in conto il valore sociale di tutti e la necessità, in realtà, di “non disturbare nessuno”, né gli imprenditori né tanto meno i lavoratori, ciascuno con i suoi indiscutibili diritti e gli altrettanto indiscutibili doveri, in contrapposizione al liberismo e al comunismo i quali, nel secolo scorso, si preoccupavano proprio di “disturbare” un po’ troppo gli uni o gli altri: il primo dei due, ahinoi, continua ad agire).

Meloni, sovranità alimentare e critica alla globalizzazione “senza regole”

Archiviati i punti inerenti il liberal-conservatorismo della destra attuale, veniamo ai passaggi interessanti del discorso. Il primo è senza dubbio quello della “sovranità alimentare”, come la chiama la stessa Meloni, concetto a cui arriva dichiarando che “ci siamo dati come obiettivo quello di ridare a questa Nazione una strategia industriale che non ha avuto per molto tempo”, nell’ottica di un recupero del settore agroalimentare, una delle eccellenze nazionali in grado di surclassare i concorrenti mondiali ma in enorme difficoltà negli ultimi anni. “Il tema della sovranità alimentare è centrale per affrontare la questione”, dice la Meloni. Poi si passa al secondo punto interessante: “Ci hanno raccontato per decenni che il libero commercio senza regole avrebbe eliminato tutti i problemi, che la globalizzazione senza regole ci avrebbe reso tutti più ricchi”, ma “non è andata così. Quello che è accaduto è che la ricchezza si è concentrata verso l’alto, quello che è accaduto è che noi ci siamo indeboliti, perché abbiamo scelto di non controllare più quello che era necessario controllare“.

Insomma, “ci accorgiamo di come dipendiamo da tutti per tutto”, secondo la Meloni. Ed è difficile darle torto su questo punto. Dunque, se chi sogna un sistema economico radicalmente diverso, nell’anno 2022, è destinato a rimanere deluso (si tratta di un lavoro culturale di lungo corso che sarebbe troppo complesso riassumere in queste righe), dall’altro lato c’è da tenere assolutamente sotto osservazione queste parole del futuro premier. Perché non possono non far rizzare le antenne, quanto meno, sulle piccole inversioni di tendenza necessarie e forse utili proprio a promuovere un’idea di ritorno dell’economia pubblica (lotta alle delocalizzazioni in primis, ma soprattutto a un intervento quanto meno regolatore dello Stato nel mercato, ancorché non imprenditoriale) che certamente non farebbe male e se mai verrà iniziato dovrà essere incoraggiato, in un contesto economico dedito alla giungla quale è quello in cui siamo costretti a vivere da trent’anni a questa parte.

Stelio Fergola

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1 commento

  1. Capitalismo dx freno e capitalismo sx acceleratore… la questione vera è che il capitalismo (tutto), va ridimensionato a nicchia propositiva, sotto esame critico, scientifico e comunque equilibrante non devastante della pochezza chiamata Terra!!

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